Ieri la questione è tornata alla ribalta del dibattito parlamentare. A denunciarla il deputato di An Italo Bocchino. Tutto ruota attorno alla «debolezza» dell'Unione a palazzo Madama dove ogni voto rischia di essere decisivo per la tenuta dell'esecutivo. Così, per evitare sorprese, Prodi e i suoi stanno mettendo a punto ogni tipo di espediente. L'obiettivo è chiaro: ogni testo di legge licenziato dal Senato in prima battuta, non può tornarci per un secondo voto. Così, di fatto, la Camera si è trovata in queste settimane a discutere testi «blindatissimi» senza possibilità di modificarli. L'ultimo caso ieri. A Montecitorio è in discussione il decreto milleproroghe (approvato alla fine con 295 voti a favore e 214 contrari). Un decreto su cui, la scorsa settimana, il Governo aveva posto la fiducia al Senato. Purtroppo, però, il provvedimento contiene un errore, ci sono delle deleghe sbagliate. E l'Unione che fa? Pur di non modificare il testo, facendolo così tornare al Senato, presenta un ordine del giorno nel quale impegna il Governo a non esercitare quelle deleghe. Bocchino insorge e si domanda: «Noi che cosa siamo diventati? La Camera di ratifica dei provvedimenti approvati al Senato?»
La polemica
L'Unione rischia al Senato e Montecitorio diventa la «camera di ratifica»
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