Anche perché fino all'ultimo il Cavaliere ha continuato a gettare tra i piedi del leader dell'Udc l'opzione Marini. E solo ieri sera, dopo l'ultimo vertice a quattro, presenti anche Fini e Calderoli, è arrivato il via libera all'ex senatore della Quercia. Il ragionamento che il leader dell'Udc per tutta la giornata, infilando un incontro dietro l'altro, ha continuato a ripetere all'ex premier e al suo vice è stato questo: attenzione perché l'Unione ha pronto dietro l'angolo, se si arriva alla quarta votazione, di nuovo Massimo D'Alema. Una scelta inaccettabile, pericolosa per la Casa delle Libertà. A questo punto meglio fare buon viso a cattivo gioco e cercare di eleggere Giorgio Napolitano che, sempre secondo l'Udc, può anche garantire meglio i centristi. Discorsi che per tutto il pomeriggio non hanno scalfito il muro alzato da Fini e Berlusconi nei confronti di qualsiasi candidato che venga dal mondo dei «comunisti». Poi a tarda sera il «sì» che ha sancito la vittoria dell'ex Presidente della Camera. In casa centrista ieri la giornata era iniziata con la riunione dell'ufficio politico al termine del quale proprio Casini aveva lasciato capire che c'era un'apertura verso Napolitano: «Non ci possono essere pregiudiziali verso nessuno». Ma poco dopo il leader dell'Udc ha capito che i tempi non erano maturi e c'era ancora da lavorare. Così, arrivando alla riunione dei grandi elettori della Cdl alla sala della regina a Montecitorio Casini è stato costretto ad ammettere: «Vorremmo un presidente a larga maggioranza ma oggi non ci sono le condizioni. Per cui oggi votiamo Letta». Ma non tutto il partito ieri al momento del voto è rimasto «coperto e allineato» sulla posizione del suo leader e della Casa delle Libertà. Marco Follini, ad esempio, ha subito spiegato che avrebbe votato fin dal primo scrutinio il senatore a vita della Quercia: «Al punto in cui siamo, la candidatura di Napolitano mi sembra quella che richiama di più il cosiddetto metodo Ciampi. Dopo gli incontri di ieri, con questa premessa, la conseguenza più logica mi pare sia che il centrodestra voti Napolitano dal primo scrutinio. Dobbiamo superare il monolitismo di coalizione per eleggere, come ora sembra possibile, un presidente di garanzia». «Dopo la rosa del centrodestra e dopo il ritiro di D'Alema - ha concluso l'ex segretario centrista — non siamo lontani dall'obiettivo di un presidente di garanzia. Ovviamente, perché il metodo Ciampi abbia successo occorre superare il monolitismo di coalizione. Il bivio è questo, mi auguro che sapremo attraversarlo». Accanto a lui si è schierato l'altro «dissidente» del partito, Bruno Tabacci. Il «grillo parlante» dei centristi ha detto anche lui chiaro chiaro che avrebbe votato per il senatore a vita. Non senza una nota polemica: «Noi non dobbiamo essere sospinti a votare Napolitano, non è che votano solo i capigruppo. Ognuno di noi rappresenta il popolo senza vincolo di mandato. Io comunque voto Napolitano già da oggi perché domani arriveranno anche gli altri. Mi sembra che la ragionevolezza politica porti in quella direzione». «Il centrosinistra — ha proseguito parlando con giornalisti e colleghi in Transatlantico prima di entrare in aula per votare — deve ancora convincerci ed infatti le loro schede bianche sono un sintomo di qualche mal di pancia. Noi vogliamo un presidente garante per tutti». Alla fine ieri Giorgio Napolitano ha raccimolato otto voti. Oggi saranno molti di più.
La vittoria di Casini, il grande mediatore
Agli alleati ha spiegato: «Napolitano è il male minore, l'Unione è pronta a rimettere in corsa D'Alema»