Ma, secondo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, di queste correzioni di decimali «non frega un tubo a nessuno». In una giornata che ha visto crescere considerevolmente il livello di scontro fra i Poli, l'andamento dei conti e il commento di Tremonti aprono un altro fronte polemico, con la sinistra che invita a dire la verità sullo stato della finanza pubblica. Tremonti parla dei dati Istat sul deficit nel corso di una trasmissione di Radio 24 caratterizzata da toni piuttosto vivaci e da un po' di nervosismo. Il ministro se la prende con alcuni ascoltatori, accusandoli di farsi «scrivere le domande in sezione» e coinvolgendo nella polemica anche il conduttore Giancarlo Santalmassi che, secondo il ministro, avrebbe organizzato le domande degli ascoltatori e fatto un «comizio». Nervosismi a parte, Tremonti fa spallucce alla «guerra» dei decimali nella definizione del deficit italiano e sostiene invece che tutti gli indicatori dell'economia nazionale «sono buoni». Non è quello che pensa l'opposizione, che attende di conoscere il dato certo del debito pubblico. «Non si celi all'Italia, in queste ultime ore di campagna elettorale, la verità sullo stato del Paese e i conti dell'economia», avverte il segretario Ds Piero Fassino, secondo il quale «non c'è una fonte di analisi dell'andamento economico italiano che non ci consegni una fotografia allarmante e allarmata». «Quel "me ne frego" vi ricorda qualcosa?» ironizza il leader della Margherita Francesco Rutelli che rubrica il commento di Tremonti fra gli esempi di «arroganza» e di mancato rispetto delle regole del centrodestra. Per Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, «anche l'Istat conferma l'allarme rosso dei conti pubblici. Il rapporto defici-Pil e l'avanzo primario sono nella realtà in condizioni ben peggiori rispetto a quanto si sta cercando affannosamente di far passare», dice Letta, secondo il quale i dati della Trimestrale saranno «l'ennesima profezia che non si autoavvera».
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