Politica

Siniscalco-Tremonti, lo scontro continua

Il ministro: «Il Dpef non è un esercizio accademico». Poi avverte: «Non strangoleremo l'economia»

Parola del ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, che a Bruxelles ha commentato in termini totalmente positivi la decisione dell'Ecofin di concedere all'Italia due anni (fino al 2007) per riportare il rapporto deficit-pil sotto il tetto del 3%, attuando complessivamente una riduzione del disavanzo strutturale pari all'1,6% nel prossimo biennio, di cui almeno lo 0,8% già l'anno prossimo. Sgombrando subito il campo da equivoci, il titolare di Via XX settembre - che ieri sera aveva incassato il pubblico elogio del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker («ha tenuto un comportamento esemplare, non ha mai cercato di evitare il dibattito o di sottrarsi alle richieste avanzate») - ha ricordato che l'Europa non ammette più scuse e che la correzione dovrà essere di tipo strutturale, cioè al netto delle manovre «una tantum» e dell'andamento del ciclo. «Se nel 2005 la crescita sarà negativa, anzichè zero, e l'anno prossimo sarà molto bassa, o comunque diversa da quello che è stato previsto, ritengo che l'impegno che abbiamo preso resti quello di tagliare dello 0,8%», ha precisato, sottolineando che «non è una passeggiata», ma neppure una «politica di lacrime e sangue. Quantitativamente è più che sopportabile», essendo stata la correzione strutturale del 2004 di importo ancora più elevato. In definitiva, secondo il ministro, il percorso concordato con Bruxelles rappresenta un «ottimo compromesso», poichè «consente margini per non strangolare l'economia e per attuare qualche politica di rilancio», garantendo un rientro che l'Italia ritiene «sufficiente e strutturale in un tempo più lungo di quello ammesso dal vecchio Patto, anche in considerazione delle circostanze eccezionali riconosciute alla nostra economia, ma soprattutto perchè il sentiero di rientro è ripulito di tutti i fattori che possono confondere le azioni strutturali effettivamente intraprese». Riportando invece lo sguardo sul futuro immediato, Siniscalco ha rimarcato come «il prossimo passo sarà quello di bloccare questi saldi con il Dpef, farli votare dal parlamento e metterli in Finanziaria». A chi gli ha chiesto maggiori dettagli sul Dpef, il ministro ha risposto che «sulle misure concrete abbiamo una serie di opzioni, ma che il Dpef non è un esercizio accademico, tendiamo ad andare passo per passo», non senza lasciarsi andare a un «accenno polemico ad alcuni miei colleghi (dell'Ecofin, ndr) che anche stamattina mi spiegavano come avrei dovuto scriverlo». Quanto all'Irap, altro tema scottante all'ordine del giorno, il ministro ha spiegato che avrebbe «preferito non parlarne», ma ritiene che sia «impossibile una riduzione dell'Irap di 5 miliardi per il 2006, neppure se ci si mette di buona volontà».

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