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La Croce rossa: «Washington sapeva»

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In base alle informazioni raccolte dai delegati del Cicr nel corso delle visite ai prigionieri detenuti a Abu Ghraib, la Croce rossa internazionale ha «ripetutamente chiesto alle autorità americane di prendere le misure che si imponevano per cambiare la situazione», ha affermato la portavoce. «L'effetto non è forse stato immediato, ma sappiamo che misure sono state prese dalle forze statunitensi e che ulteriori misure sono previste per migliorare la situazione», ha detto la Notari. Dall'anno scorso, i delegati del Cicr hanno visitato regolarmente la prigione Abu Ghraib, il penitenziario nei pressi di Baghdad luogo di sevizie ed umiliazioni di prigionieri detenuti dalle forze statunitensi in Iraq. Al termine di ogni visita, al ritmo di una ogni cinque-sei settimane, è stato redatto un rapporto destinato alle autorità di detenzione sulla situazione dei prigionieri. «Siamo convinti che i nostri rapporti sono stati presi sul serio», ha detto la portavoce che nei giorni scorsi aveva definito «scioccanti» le foto sui maltrattamenti subiti dai prigionieri. Oltre al penitenziario di Abu Ghraib, il Cicr - garante delle Convenzioni di Ginevra - ha accesso in Iraq «a tutte le persone detenute dalla coalizione». Ma lo stesso, forse, non può essere detto per l'insieme dei luoghi di detenzione statunitensi nel mondo, alcuni dei quali potrebbero essere segreti. «Ci sono informazioni pubbliche di arresto di persone nell'ambito della lotta al terrorimo che noi non abbiamo mai visto in nessun luogo», ha detto la portavoce in un'intervista alla Radio svizzera. Il principale obiettivo delle visite del Cicr in Iraq e nel mondo (nel 2003 l'organizzazione ha visitato oltre 460.000 prigionieri in più di 1.900 luoghi di detenzione in 73 Paesi) è proprio di prevenire gli abusi. Le visite ai prigionieri iracheni e di altre nazionalità detenuti in Iraq sono cominciate nel marzo 2003. In un anno, il Cicr ha registrato un totale di 13.000 detenuti, tra i quali Saddam Hussein. Molti prigionieri sono stati già liberati.

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