Politica

La Lega rilancia, ed è di nuovo scontro

Speroni: «Bene il calendario delle riforme ma niente interesse nazionale». Insorgono An e Udc

La Lega torna ad alzare la voce e questa volta An e Udc chiamano Berlusconi perché la situazione «sta diventando ogni ora di più sempre più insostenibile», spiega un esponente del partito di Fini. Il pomo della discordia è lo stesso di sempre: l'inserimento del concetto di interesse nazionale nell'ambito della devolution. Che cosa è successo? Il Carroccio riunisce il suo consiglio federale e dà l'ok alla proposta Berlusconi. Ironizza Fini: «Mi sarei meravigliato che dopo quello che hanno fatto avessero avuto anche qualcosa da ridire». Ma passa qualche ora e i leghisti riaccendono la miccia. La frase di Speroni (rafforzata da un'altra di Maroni) che riaccende gli animi è questa: «La questione dell'interesse nazionale era stata proposta all'interno del disegno di legge La Loggia (sul federalismo, ndr). Il documento di Berlusconi non fa riferimento all'interesse nazionale». Insorge An. Landolfi: «Secondo me hanno capito male. Se non c'è l'interesse nazionale, o l'esplicito riferimento a questo principio, non c'è neanche la devoluzione». E La Russa aggiunge: «Come ha già detto Fini, ora vogliamo fatti e non parole. Noi, aggiungo, vogliamo fatti concludenti, non parole in libertà. Se qualcuno deve parlare nella Lega, lo faccia solo Bossi, il vero e unico leader del Carroccio. Solo lui può parlare, senza ambiguità, come sa fare quando vuole». Subito a ruota arriva anche l'Udc per bocca del suo segretario, Marco Follini: «Interesse nazionale e devolution camminano di pari passo. L'ho detto e lo ripeto, è come il famoso spot: "No Martini? no party!"». Controreplica Speroni: «La devolution è nell'accordo di governo. An ed Udc l'hanno già approvata una volta in Parlamento senza le integrazioni del ddl La Loggia sull'interesse nazionale, le norme su Roma ed altri orpelli. Il ddl La Loggia, invece, non è nel patto di governo. E la nostra segreteria, così come in questi giorni è stato richiesto pressantemente alla Lega, si attiene strettamente al patto di governo. Se altri lo vogliono modificare è a Berlusconi che devono rivolgersi, così come noi abbiamo fatto oggi aggiungendo alcune nostre proposte». Ma La Russa non ci sta, prende il telefono e chiama il premier. E poi dichiara: «Ho sentito al telefono Berlusconi. Il presidente mi ha confermato di aver trasmesso a Bossi soltanto la scaletta politicamente impegnativa delle date previste» per portare contestualmente all'esame del Parlamento l'intero «corpus delle riforme istituzionali» proposte dalla Casa delle libertà, che «si concluderebbe con le due ultime letture comuni, nel settembre e nel dicembre del 2004». La maggioranza, spiega ancora il capogruppo di An, vuole procedere pari passo, «portando avanti contestualmente» l'intero pacchetto di riforme istituzionali (dalla devoluzione al premierato, al Senato delle Regioni). In questo processo di contestualità e il fatto che il proggetto di riforme istituzionali sia un «unico corpus», spiega che il «riferimento all'interesse nazionale», ovvero al rispetto dell'ordinamento giuridico della nazione, «deve esser sicuramente presente». Gongola l'opposizione che in coro dice: ancora una volta la maggioranza è in crisi. «Non siamo di fronte a un chiarimento utile, ma ad una grande confusione, una babele di linguacci e una contrapposizione di proposte», sostiene Vannino Chiti, coordinatore della segreteria dei Ds, che insistono perché Berlusconi riferisca in Parlamento. «Lo scontro di queste ore sulla devolution e sull'interesse nazionale fra An, Udc e Lega - dice il coordinatore della Margherita Dario Franceschini - dimostra che i sorrisi e le pacche sulle spalle e i foglietti autografi di Berlusconi non bastano più per rimettere insieme una maggioranza a pezzi». Il leader ds Piero Fassino e l'ex premier Giuliano Amato ritengono che la crisi di governo non ci sarà ora, ma potrebbe arrivare nel 2004. F. D. O.

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