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I Ds preparano la guerra sulle pensioni Oggi Lega e Udc si esprimono sulla verifica. Berlusconi: «Che fatica quotidiana fare il premier»

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La sinistra prepara una guerra di grande stile. Come ai vecchi tempi, tanto che il sottosegretario leghista al Welfare, Alberto Brambilla, avverte: «Se facciamo la riforma delle pensioni come dice qualcuno, ricorrendo cioè a disincentivi che tagliano il rendimento dell'anzianità di un 3% all'anno ce ne andiamo tutti a casa, in anticipo, come nel '94». E proprio al '94, quando sinistra e sindacati marciarono su Roma contro Berlusconi e la sua riforma delle pensioni (evento che diede impulso al futuro ribaltone della Lega), pensano tra le fila dell'opposizione. I Ds annunciano la mobilitazione del partito a difesa del sistema pensionistico se il governo pensa di introdurre tagli o disincentivi. «Quella ventilata dal governo - sostiene la segreteria Ds - non è una riforma per costruire l'equità e la solidarietà tra generazioni e tanto meno per aiutare le famiglie e la sanità: è un attacco alle pensioni per fare cassa, per trovare 3 mila miliardi ad un Tremonti che ne ha buttati 4 mila con la Tremonti-bis». La Quercia afferma che «non c'è allarme per i conti della previdenza» ricordando tra l'altro gli stessi documenti governativi e quelli della commissione Brambilla. Mentre la riforma Dini «ha consentito di realizzare ingenti risparmi, ha omogeneizzato il sistema pubblico e quello privato e ha introdotto il calcolo contributivo, comportando anche un progressivo aumento dell'età pensionabile». E a chi non fosse ancora chiaro, Piero Fassino, spiega che l'unica via da percorrere è quella degli «incentivi per coloro che desiderano su base volontaria di restare al lavoro». Anche la Margherita è battagliera. Di previdenza «non se ne parla neppure: è semplicemente una proposta che va respinta al mittente» sostiene l'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, mentre Marco Rizzo (Pdci) parla di un governo che si appresta «a calare la scure sulle pensioni» quando «non ci sono motivi strutturali per tagliarle, ma è solo il pedaggio richiesto dai poteri forti». «È una pessima regia per un brutto film a carico dei pensionati» dice Rizzo. I Verdi con Paolo Cento annunciano «un semestre di scontri sociali». Nella maggioranza prevale la prudenza. Tace il ministro del Lavoro Roberto Maroni dopo aver detto sabato che il tema della riforma previdenziale «sarà una decisione politica», sottolineando che nel documento redatto dopo la verifica non si parla di modifica della delega. Il capogruppo di An alla Camera Ignazio La Russa esprime le preoccupazioni del suo partito sul tema sottolineando «di pensione se ne può parlare solo se ci sarà la "grande intesa", se si coinvolgono le parti sociali e se non si danneggiano quello che sono già in pensione». Un altro esponente della maggioranza Donato Robilotta del Nuovo Psi plaude alla decisione di metter mano alla riforma previdenziale definendola «ineludibile». Ma consiglia di «evitare di spingere in braccio all'opposizione» sindacati come la Uil e la Cisl «interlocutori seri del governo Berlusconi». E il premier ieri ha driblato l'argomento perché sa bene che la strada è in salita tanto che ammette che fare il premier «è una lotta quotidiana, una fatica». La patata bollente delle pensioni, intanto, è in gran parte nelle mani di Fini, neocoordinatore della cabina di regìa al varo mercoledì. Tanta prudenza appare anche ovvia. Oggi è il giorno delle decisioni di Lega e Udc: sono convocati gli organi dirigenziali dei due partiti che devono esprimersi sulla verifica. Ieri si è espresso De Michelis (N.Psi) dando il proprio ok.

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