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Parte la verifica, resta il nodo Economia

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Fini: «Più collegialità soprattutto in politica economica». Berlusconi: «Daremo un forte impulso»

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Fitto, intenso. Inizia così, con un faccia a faccia tra il premier Berlusconi e il vicepremier Fini (entrambi nella foto), la verifica di governo. Al termine del faccia a faccia, il leader di Alleanza nazionale dichiara in una nota: «Ho posto questioni di metodo e di merito. Nel primo caso si tratta della necessità di garantire una maggiore collegialità nell'azione dell'esecutivo in particolare per quanto riguarda la politica economica. È un'esigenza che può essere soddisfatta attraverso una diversa organizzazione delle strutture di Palazzo Chigi e attraverso la creazione del consiglio di gabinetto». Per quanto riguarda invece le questioni di merito, Fini sottolinea che «sono relative alla scelta delle priorità di governo ed in particolare alla necessità di rafforzare interventi a tutela della sicurezza del cittadino, a garanzia della legalità e della certezza della pena, alla valorizzazione della famiglia quale presidio di una autentica equità sociale». Infine, l'ultimo capitolo è dedicato alla richiesta di avviare le «riforme istituzionali, tra cui il presidenzialismo, che non possono ovviamente con l'interesse nazionale». Il punto dolente tuttavia resta l'operato di Tremonti. O forse ancor più il carattere del ministro e la sua gestione molto personale del dicastero. An in via XX settembre ha un viceministro, Baldassarri, e un sottosegretario, Contento: entrambi si lamentano della loro esclusione nei momenti delle scelte. Berlusconi avrebbe ascoltato e avrebbe molto condiviso l'atteggiamento di Fini che in pubblico non ha mai alzato i toni e si è detto disponibile a fare in modo che ci sia una maggiore coinvolgimento nelle decisioni. In serata Berlusconi fa sapere: «Daremo forte impulso all'attività di governo che vede me in prima linea». E aggiunge: «È tutto già previsto all'interno del nostro programma. Si tratta di dare priorità a questa o quella misura. Credo che non mancheremo all'appuntamento di arrivare a fine legislatura avendo realizzato tutti gli impegni che abbiamo assunto con gli elettori». Ma anche Bossi non sta a guardare e, partecipando alla cerimonia durante la quale viene scoperto alla Camera un busto a Cattaneo, osserva: «Cattaneo fu un federalista, ma ad un certo punto dovette ritirarsi. Noi non ci ritireremo mai, costi quel che costi, dovessi fucilare uno dopo l'altro tutti i miei uomini». E il numero due della Lega ridimensiona l'incontro tra premier e vice: «Fa bene Berlusconi a incontrare individualmente i leader della maggioranza. Ma sia chiaro, non è Fini che decide». All'Udc piace invece l'idea del consiglio di gabinetto, tanto che Marco Follini ci scherza su: «È un modo per far compagnia a Tremonti». E Gasparri (An) rimarca: «È un mezzo di garanzia della collegialità». Rimpastino. Vito Tanzi lascia l'incarico di sottosegretario all'Economia, torna a Washington dove vive la moglie. Ma si riapre il totonomine, visto che ci sono ancora da rimpiazzare Carlo Taormina, agli interni, Vittorio Sgarbi, ai Beni culturali. Per il Viminale si era parlato nei mesi scorsi del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Elio Vito, a cui sarebbe subentrato Claudio Scajola, o Ferdinando Adornato o Fabrizio Cicchitto. L'ipotesi sembra tramontata. Crescono le quotazioni, invece, di Roberto Centaro, presidente della commissione Antimafia, dove approderebbe Nitto Palma. Rimane sempre in piedi la candidatura del leghista agli Interni, nella persona di Matteo Brigandì, ex senatore nonché avvocato di Bossi e del Carroccio. A posto di Sgarbi dovrebbe andare Adornato, presidente della commissione cultura della Camera. Tanzi, potrebbe essere sostituito dal presidente della commissione Finanze della Camera, Giorgio La Malfa.

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