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Si dimette per protesta il presidente del Cnr

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Ma prima di lasciare l'ultimo attacco: «Non siamo un carrozzone che sperpera fondi pubblici»

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«Dopo aver servito per sei anni l'istituzione», il presidente del Cnr, Lucio Bianco, ieri mattina ha rimesso il suo mandato nelle mani del governo con una lettera inviata a Silvio Berlusconi. L'annuncio non è stato un fulmine a ciel sereno, visto l'atmosfera tesa che si respira ormai da diversi mesi a piazzale Aldo Moro. Il motivo scatenante è il decreto di riordino dell'ente da parte del ministro dell'Istruzione e della Ricerca, Letizia Moratti, dalla cui stesura il Cnr è stato completamente escluso. «Dopo mesi di contrasto», ha detto Bianco, il cui mandato rinnovato nel 2001 avrebbe dovuto scadere nel 2005, «lascio l'incarico avendo la consapevolezza di avere sempre agito nell'interesse della comunità scientifica». Comunità, a cui ha voluto indirizzare una lettera aperta scritta di suo pugno, per spiegare l'estrema decisione che lo riporterà alla sua docenza all'università romana di Tor Vergata. Il vero problema, secondo Bianco, è che il decreto così com'è, «con la ricerca non c'entra nulla». I colpi di scena che si sono susseguiti hanno visto il 31 gennaio il commissariamento del Cnr, annullato poi dal Tar del Lazio. Bianco dunque lascia il timone, non prima però di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, smentendo «voci false che circolano, anche al ministero e in Parlamento, che presentano il Cnr come un carrozzone che sperpera fondi pubblici». Bianco ha rivendicato l'alta qualità scientifica, all'altezza di grandi istituti come il Max Planck tedesco e il Cnrs francese; e questo nonostante la scarsità dei fondi a disposizione che il presidente ha detto di sperare che possano arrivare con il suo successore. Del quale si dovrebbe sapere già nome e cognome, perché probabilmente sarà Adriano De Maio, rettore dell'Università Luiss, Guido Carli, di Roma da settembre 2002, già commissario straordinario del Cnr prima che il Tar desse il suo parere negativo. Quello di cui l'ente avrebbe avuto bisogno, secondo Bianco, non è certo una nuova riforma, ma un attento monitoraggio di quella appena introdotta - la Berlinguer-Zecchino del '99 -. Una cosa è certa: di tutta la bagarre politica sarà l'Italia a rimetterci. Molti sono stati gli atti di solidarietà a Bianco da parte dell'opposizione di centrosinistra. Per Andrea Colasio, capogruppo della Margherita in commissione Cultura della Camera, «il ministro Moratti non ha ancora prodotto alcun risultato di rilievo, se non tagli alle risorse e strisciante feudalizzazione politica». Secondo Enzo Carra, responsabile cultura della Margherita «la macchina della spoliazione sistematica del sistema scientifico operato con ottusa faziosità dall'attuale governo, ha colpito ancora». «Mi rendo contro che, quando si lascia una struttura che viene gestita da tanti anni con grande impegno, si prova amarezza. I problemi del Cnr sono noti e l'Ente ha molti chiaro-scuri» è stata la reazione di Franco Cuccurullo, presidente uscente del Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca).

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