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Garlasco, Venditti a Quarto Grado dopo l'archiviazione: “Nessun dolo, solo uno scontro tra Procure”

Foto: Mediaset

Ignazio Riccio
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L'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti torna a parlare dopo l'archiviazione dell'ipotesi di corruzione legata alla famiglia Sempio, ospite insieme al suo legale Domenico Aiello, nella trasmissione di Rete 4 "Quarto Grado", condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. Interrogato da Nuzzi sull'ipotesi che dietro l'archiviazione si nasconda un "millantato credito" da parte di qualche ufficiale di polizia giudiziaria, Venditti ha ribadito la sua versione dei fatti, insistendo sul punto più delicato dell'inchiesta: la destinazione del denaro. "I soldi si sono fermati agli avvocati", ha dichiarato, spiegando che "l'avvocato Lovati e gli altri [...] sono stati sentiti a Brescia come testimoni e dai loro verbali risulta che hanno preso 15mila Euro a testa". Facendo un rapido calcolo - 45mila euro per i tre legali, a cui sommare "i 6mila e passa della consulenza Garofano" - l'ex magistrato ha sottolineato come il totale di 53mila euro si avvicini ai circa 60mila euro che, a suo dire, un genitore di Andrea Sempio avrebbe dichiarato di aver recuperato dai familiari, lasciando un residuo di appena 8mila euro e non i 15 mila ipotizzati nel decreto del GIP. Pressato da Nuzzi sul fatto che, da investigatore, una situazione del genere possa apparire quantomeno "strana", Venditti non si è sottratto: ha ammesso che sarebbe "difficile, molto difficile" dimostrare un'eventuale ulteriore destinazione del denaro, perché presupporrebbe un'ammissione che nessuno dei protagonisti avrebbe interesse a fare. Quanto agli ex collaboratori della sua sezione di polizia giudiziaria, Venditti ha riconosciuto che nel corso dei mesi siano emerse delle "inesattezze" nel loro operato, ma ha escluso categoricamente che si possa parlare di dolo: "da qui a dire che il loro comportamento omissivo, irregolare, insufficiente, colposo sia invece doloso [...] questa è un'altra cosa".

 

 

Alla domanda se la vicenda rifletta uno scontro interno alla magistratura, la risposta è stata netta: "in tutti questi mesi ho sentito la Procura nuova contro la Procura vecchia", ha detto, riferendosi alla riapertura delle indagini sull'omicidio di Garlasco decisa dall'attuale gestione della Procura di Pavia. Ancora più duro il tono del legale di Venditti, Domenico Aiello, che ha aperto il suo intervento definendo tardiva la giustizia appena resa: "quando si fa giustizia producendo un danno alla reputazione di un uomo e all'onorabilità e una carriera costruita [...] è sempre tardi". Per l'avvocato, l'intera vicenda Garlasco è diventata "qualcosa di urticante, perché tutto ciò che incontra lo travolge". Aiello ha poi rovesciato l'accusa di "colabrodo" spesso rivolta alla gestione Venditti della Procura di Pavia, puntando il dito contro l'attuale conduzione dell'ufficio: ha ricordato che la nuova Procura ha diffuso "interrogatori e immagini video di un indagato" e ha lasciato trapelare la consulenza della professoressa Cattaneo mentre le indagini erano ancora aperte, materiale che a suo avviso deve restare coperto dal segreto istruttorio.

 

Il confronto in studio si è fatto acceso quando si è parlato di "colabrodo" riferendosi alla gestione Venditti: Aiello ha replicato che quel giudizio "non è per nulla addebitabile al dottor Venditti", rivendicando che mai prima d'ora si fossero diffuse le immagini di un interrogatorio "dalla scrivania di un procuratore aggiunto che sta indagando in un omicidio" a indagini ancora aperte. Ha citato inoltre un passaggio del decreto di archiviazione che, a suo giudizio, conterrebbe una "raffinatissima censura" del modo in cui si sarebbero comportati gli attuali vertici della Procura di Pavia nei confronti dell'operato del suo assistito.

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