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Garlasco, diffamazione contro Alberto Stasi: a processo la criminologa Vagli e i vertici di Fanpage

Foto: Lapresse

Angela Barbieri
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È stata rinviata a giudizio per diffamazione aggravata nei confronti di Alberto Stasi la criminologa forense Anna Vagli, 37 anni, di Forte dei Marmi (Lucca). La decisione è stata presa dal giudice del Tribunale di Lucca, Nidia Genovese, al termine dell'udienza predibattimentale, dopo il mancato raggiungimento di un accordo tra le parti. La notizia è riportata oggi dai quotidiani "Il Tirreno" e "La Provincia Pavese". Nel procedimento sono stati citati come responsabili civili anche la testata online Fanpage, il direttore e il vicedirettore, per il presunto omesso controllo sull'articolo ritenuto diffamatorio, da Stasi, assistito come parte civile dall'avvocata Giada Bocellari, che aveva presentato querela nei confronti della criminologa. Vagli, difesa dall'avvocato Filippo Tacchi, dovrà comparire il prossimo 6 novembre davanti al giudice Antonella Frizilio. Al centro del procedimento c'è un articolo pubblicato nel maggio 2022 su Fanpage e dedicato al delitto di Garlasco, nel quale Vagli sosteneva la responsabilità di Stasi nell'omicidio di Chiara Poggi. Il titolo del pezzo era: "Perché Alberto Stasi è l'assassino di Chiara Poggi al di là di ogni ragionevole dubbio". Nel testo la criminologa indicava inoltre come possibile movente dell'omicidio la scoperta, da parte di Chiara Poggi, di materiale pedopornografico che sarebbe stato presente nel computer dell'allora fidanzato. Un'interpretazione contestata dalla difesa di Stasi, che ha evidenziato come tale elemento non sia mai stato accertato giudizialmente come movente dell'omicidio. In particolare, nell'articolo Vagli scriveva che sul computer di Stasi era presente una cartella denominata "Militare", al cui interno sarebbe stato contenuto materiale pedopornografico. È soprattutto questo passaggio a essere contestato nell'ambito della querela.

 

 

Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l'omicidio di Chiara Poggi, commesso il 13 agosto 2007. La condanna è diventata definitiva dopo il processo d'appello bis e la successiva pronuncia della Corte di Cassazione. Attualmente Stasi è fuori dal carcere e sta scontando la pena in affidamento in prova ai servizi sociali. La vicenda giudiziaria relativa alla criminologa era inizialmente approdata davanti al Tribunale di Milano. Il fascicolo è stato successivamente trasferito a Lucca per competenza territoriale, in considerazione della residenza di Vagli. Prima dell'udienza era stato avviato un tentativo di definire la controversia attraverso una transazione, ma l'intesa non è stata raggiunta. Da qui la prosecuzione del procedimento penale e la decisione del giudice Genovese di disporre il rinvio a giudizio.

 

 

Quanto al presunto movente legato alla pedopornografia, agli atti del procedimento relativo all'omicidio risulta che Stasi non è mai stato condannato per il reato di detenzione di materiale pedopornografico. La Corte di Cassazione aveva infatti annullato senza rinvio la relativa condanna, ritenendo insussistente il fatto, anche in relazione all'assenza di elementi sufficienti a dimostrare come i frammenti di file fossero arrivati sul computer, se fossero stati visionati dall'imputato e se dal loro nome fosse possibile desumerne il contenuto.

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