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Capezzone: gentili signori delle tv pubbliche e private…

Foto: Il Tempo

Daniele Capezzone
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Facciamo finta che questa non sia l’edizione di oggi de Il Tempo ma il nuovo numero de «La settimana enigmistica». E dunque, amici lettori, proviamo insieme a rispondere a un quesito: non sarà difficile come risolvere il temibile rebus stereoscopico o come affrontare l’insidioso cruciverbone di Bartezzaghi, ma si tratta pur sempre di una prova ostica. Mettiamola così: è sufficiente che un qualunque pisquano di destra, che un tonto a caso dei tre partiti di governo sia sospettato di un furto di galline a Cantù o a Battipaglia, e immediatamente scatta lo scandalo (anzi: lo Scandalo) a reti e testate unificate. Parte il martellamento dei talk-show, la raffica dei tg, il rimbalzo sui social: e in quel gioco di specchi il governo è regolarmente preso in mezzo, messo e poi tenuto sotto assedio, con qualche opinionista (poco furbo pure lui) che si fa convocare in tv per agguati «tre contro uno». Risultato? Il presunto furto di galline diventa il fatto della settimana, tutti ne vengono a conoscenza, e qualunque protagonista o figurante di centrodestra deve passare metà del suo tempo a giustificarsi per il solo fatto di continuare a respirare.

 

 

Se invece è Il Tempo, in otto giorni, a segnalare non un furto di galline, ma una «robetta» tipo un’audizione parlamentare apparecchiata tra due ex pm, con una raffica di insulti contro Paolo Borsellino e i suoi eredi, più l’affossamento dell’inchiesta su «mafia e appalti» a cui Borsellino e Falcone tenevano moltissimo, e anche - tra ieri e oggi - il fatto che i mafiosi possano essersi comprati qualche magistrato a suon di case, e che possano essere stati ancora dei magistrati a informare direttamente Cosa nostra del dossier «mafia e appalti», allora scatta il silenzio. Ecco dunque l’enigma, il mistero da svelare.

 

 

In questi otto giorni, i media televisivi e radiofonici (per non dire di quelli di carta stampata) che si sono sentiti in dovere di fare un minimo di informazione sulla nostra inchiesta si contano su poche dita di una sola mano di un grande mutilato. Silenzio e censura a sinistra, ma timidezza e imbarazzo anche in luoghi teoricamente insospettabili. Niente informazione, niente dibattito, niente di niente, tranne rare e limitatissime eccezioni. L’ho già scritto e mi tocca ribadirlo. Non si tratta di contare i minuti delle presenze televisive dei diversi partiti, e non si tratta nemmeno di aprire nuove trasmissioni da affidare ad amici o amichetti (degli uni o degli altri). Si tratta (primo) di pretendere che finisca la censura su certi temi, e (secondo) di proporre ovunque e su qualsiasi tema il metodo - civilissimo ed equilibrato per definizione - del «faccia a faccia», del dibattito «uno contro uno». Se non si fa questo, vorrà dire che gli uni vorranno falsare la campagna elettorale (e questo si capisce bene dal punto di vista della sinistra), ma che gli altri abbiano deciso di non combattere (e questo non si capisce proprio).

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