Capezzone: scandalo Antimafia e business sui migranti. In tv censura rossa e sonnolenza a destra, ma vince chi impone l'agenda
Ormai è un’abitudine: da qualche giorno, a un certo punto del pomeriggio, neanche fossero maranza (quando invece sono parlamentari della Repubblica), arriva un manipolo di grillini che cerca di aggredirci tramite comunicato stampa. E però cascano male, perché da queste parti non ci facciamo intimidire e semmai rilanciamo. Ma retrocediamo a ieri mattina. Se volete farvi due risate (amare), amici lettori, recuperate l'intervento di ieri su un quotidiano a lui caro dell’ex pm e oggi grillino Roberto Scarpinato. Invoca la presunzione di innocenza e denuncia un «processo mediatico» che sarebbe in corso da parte della Commissione Antimafia. Ve le ricordate per anni le giaculatorie a base di «non poteva non sapere»? Ecco, per loro non vale. Ricapitoliamo. Qui a Il Tempo (studiando il lavoro eccellente del procuratore di Caltanissetta De Luca e della presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo) abbiamo inchiodato Scarpinato alle sue responsabilità (leggete oggi il nostro Dario Martini, letteralmente definitivo): un’audizione amorevolmente «apparecchiata» per l’ex collega Natoli, il quale - al telefono - si abbandona a insulti indecorosi contro i familiari di Borsellino. Il tutto nel quadro di un atroce imbarazzo (loro) per quell’inchiesta «mafia e appalti» che era carissima a Falcone e Borsellino ma che troppi altri magistrati avevano fretta di affossare.
Visti, rotte e pagamenti: il business migranti degli scafisti islamici
Risultato? Sull’inchiesta de Il Tempo è scattata la censura rossa, accompagnata dalla solita dormita del centrodestra mediatico. Negli ultimi cinque giorni, su questo tema, non si è visto niente in tv, sulla carta qualche trafiletto qua e là, e un solo altro quotidiano ci sta venendo dietro («Il Giornale»), oggetto a sua volta degli sgradevolissimi strali pentastellati. Guardate come cambia il trattamento mediatico a parti invertite. Il ministro Matteo Piantedosi, con sacrosanta determinazione, ha deciso di incoraggiare i rimpatri volontari e di far saltare il business dei ricorsi farlocchi a favore dei migranti illegali. Risultato? La sinistra urla e strepita, e in questo caso il soccorso rosso mediatico è puntualmente arrivato. E allora ecco il punto: noi qui a Il Tempo combattiamo. Ma ci chiediamo come mai in tv prevalga un doppio standard spiacevolissimo a favore della sinistra.
Scarpinato dimettiti. Attacca Il Tempo ma il suo racconto è smentito dall'inchiesta di Caltanissetta
Non si tratta di dosaggi di presenze o di calcolo delle percentuali: quelli sono dettagli irrilevanti, tanto quanto le sequenze dei faccioni dei politici nei pastoni dei tg, utili solo alle mamme degli interessati. No, quello che serve sono programmi che riequilibrino a destra una situazione ancora gravemente sperequata, o almeno, come regola generale, il fatto che in tutte le trasmissioni sia adottato il meccanismo del «faccia a faccia», dell’«uno contro uno». Mettiamola così: in vista delle prossime elezioni politiche, chi avrà il controllo dell’agenda mediatica? Parleremo delle cose (spesso buone) fatte dal governo oppure il centro della scena sarà occupato dai micro e macro «casi» che le opposizioni (politiche e televisive) creeranno contro il centrodestra? E lo faremo ad armi pari oppure circondati «tre contro uno»? Nel primo caso, è probabile la vittoria del centrodestra. Nel secondo, la partita prenderà tutt’altra piega.
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