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In Parlamento scatta la mania dei selfie, come cambia la politica nell'era social

Domenico Giordano
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A voler fare un conto assolutamente raffazzonato, ma forse non tanto distante dalla realtà dei numeri, nel primo giorno di scuola parlamentare i neo eletti che oggi hanno inaugurato la XIX legislatura hanno pubblicato complessivamente sui diversi canali social, volendo essere cauti, almeno 600 selfie. In media, quindi, un selfie a testa per i 400 deputati e i 200 senatori, tenuto conto del taglio votato nella scorsa legislatura di 345 poltrone. Da Facebook a Twitter. Un album variegato di facce, di primi piani a iosa, di pose plastiche tipo carabiniere in garitta. Un’orgia infinita di sorrisi ma soprattutto di emozioni perché è stato questo il sostantivo maggiormente utilizzato per descrivere e descriversi nell’auto-scatto.

È il selfie, non più un succinto comunicato, l’sms e il whatsapp al caposervizio o qualche secondo di inquadratura nel pastone del Tg della sera, la nuova modalità di comunicazione scelto dalla politica. Selfie ergo sum, con buona pace di Cartesio che non ci perdonerà mai questa immonda revisione della sua locuzione, perché è nello scatto e nella sua immediata socializzazione e condivisione immediata sulle piattaforme social che si consustanzia l’essere politico e parlamentare. Eccomi, sembra gridare il deputato ci sono, ci siamo annunciano solenni nei loro selfie, che diventano immagini di testimonianza.

Una bolla notatile nella bolla della rete. Selfie a catinelle, insomma, da soli o in compagnia, fuori o dentro il Palazzo, in orizzontale e in verticale, con l’espressione di finta indifferenza o sparando in camera un sorriso a 32 denti, il selfie è la cifra unica, inconfutabile e irrinunciabile del politico contemporaneo. Nel selfie c’è tutto. È lo scatto che nel cristallizzare un momento delle nostre vite produce una comunicazione partenigenesi, che a dispetto di altri modelli e stili di comunicazione non ha bisogno d’altro per acquisire senso. Il selfie è muto e può anche non essere accompagnato da alcun testo o didascalia perché parla ontologicamente, ha già un senso finito e compiuto per chi lo guarda.

Anche per questo il nostro calcolo a occhio sul numero totale dei selfie postati dagli eletti non è così tanto lontano dalla realtà. Nessuno o quasi si è sottratto al rito, da Maurizio Gasparri, che non è certo un novizio delle istituzioni, a Stefania Pezzopane, da Chiara Colosimo a Nicola Molteni. Un elenco lunghissimo che potrebbe benissimo replicare la chiama che ieri nell’Aula di Montecitorio e di Palazzo Madama è stata fatta per invitare deputati e senatori a scegliere i rispettivi Presidenti.

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