“Ragazzi Madre” è un disco che consegnava al passato i cliché del rap italiano e raccontava la realtà della periferia con una lucidità disarmante, senza mettere accenti drammatici e senza enfatizzare gli aspetti più spettacolari o pittoreschi. «Ragazzi Madre» più che di vita di strada parla della solitudine come motore per l’arte, nella sua urgenza e nella sua ricerca del dettaglio.
Questa sera, sul suo canale YouTube, Achille Lauro ha inaugurato un percorso speciale per celebrare i dieci anni dell’album, pubblicato l’11 novembre 2016 e diventato uno dei dischi più significativi della sua carriera. «Siamo ragazzi normali – racconta Lauro con Boss Doms – che alla fine hanno insistito talmente tanto, come dicevo, che quando sbatti la testa tante volte al muro, a un certo punto fa il buco. Noi siamo figli di quella cosa lì e non solo quando abbiamo fatto “Ragazzi Madre”, ma ogni giorno della nostra vita c’è una riconferma, c’è uno sbattere a destra, c’è mettere i piedi nel vuoto. Eravamo dei ragazzi normalissimi che sognavamo di fare quello che stiamo facendo oggi, quindi la cosa più bella è che eravamo veramente dei sognatori liberi».
La fortuna deve diventare responsabilità. Così Achille Lauro, classe 1990, cresciuto tra i quartieri romani della Serpentara, Vigne Nuove e Val Melaina, sulla base delle sue esperienze ha lanciato la Fondazione Madre. Una casa di accoglienza a Zagarolo, progetti nei reparti pediatrici e nelle carceri minorili e un percorso di lungo periodo per sostenere i giovani fragili. «Sono stato cresciuto da una madre che mi ha insegnato accoglienza e amore». Per l’artista non si tratta di immagine, ma di mettere a disposizione la propria storia e il proprio tempo per un impegno concreto. Lauro ha sempre dedicato parte della sua vita personale a queste realtà, lontano dai riflettori, e oggi lo fa semplicemente con una struttura più solida. E poi si tratta di un’azione a senso unico: Lauro è arrivato a questo passo in un momento della sua vita e carriera in cui può permettersi di ridare alla comunità senza chiedere o prendere nulla in cambio. È un gesto unidirezionale, nato dal puro desiderio di generare un impatto positivo sui giovani.
