Un asino d’oro sotto l’Arco di Giano, nel cuore della Roma antica, per raccogliere confessioni, ricordi e ferite dell’anima. È la nuova sfida di Marina Abramovic, una delle figure più rivoluzionarie dell’arte contemporanea, protagonista della stagione culturale della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti. Dal 19 novembre al 19 maggio 2027, l’artista serba porterà nella Capitale «Confession, 2026», un progetto che intreccia performance, scultura e cinema, trasformando uno dei monumenti più suggestivi del Foro Boario in un luogo di incontro e partecipazione.
Fortemente voluta da Alda Fendi, l’iniziativa segna anche una nuova vita per l’Arco di Giano, rimasto a lungo separato dalla città dopo l’attentato mafioso del 1993 alla vicina chiesa di San Giorgio al Velabro. Il monumento, interessato da nuovi interventi di restauro e consolidamento finanziati dal Pnrr Caput Mundi, torna protagonista grazie a un dialogo inedito tra archeologia e arte contemporanea. A valorizzarne le architetture sarà l’illuminazione firmata da Vittorio Storaro, tre volte premio Oscar.
Al centro dell’installazione, realizzata con Factum Arte, la prima scultura in bronzo di Abramovic: un asino dorato a grandezza naturale, davanti al quale è collocata una seduta, anch’essa dorata. Chiunque potrà sedersi, guardare negli occhi l’animale e affidargli simbolicamente i propri pensieri. Un’esperienza che nasce dalla performance «Confession» del 2010, quando l’artista, inginocchiata davanti a un asino vivo, gli raccontò i dolori della propria infanzia.
«Ora, dopo sedici anni, voglio condividere questo atto catartico con tutti», spiega Abramovic. L’inaugurazione del 19 novembre sarà accompagnata da una sua action, durante la quale inviterà alcune persone a prendere il suo posto davanti alla scultura. Completa il progetto il film «The Road to Confession», girato all’alba del 30 giugno per le strade deserte di Roma, con l’artista che accompagna l’asino Paltò fino all’Arco di Giano.
«Ci sono incontri che sembrano arrivare nel momento esatto in cui devono accadere», racconta Alda Fendi, sottolineando la sintonia con Abramovic e la comune volontà di sperimentare senza fermarsi davanti alle convenzioni. Un incontro che conferma la vocazione della Fondazione, nata nel 2001, a rendere l’arte un patrimonio condiviso e accessibile gratuitamente.
Ma il dialogo con l’opera di Abramovc comincia già da oggi, 28 ottobre, negli spazi di Rhinoceros, il palazzo progettato da Jean Nouvel in via del Velabro. Qui Raffaele Curi, direttore artistico della Fondazione, presenta «Rose per Lucilio», liberamente ispirato a «L’asino d’oro o Le metamorfosi» di Apuleio, visitabile fino al 28 aprile 2027.
È il terzo e conclusivo capitolo di una trilogia dedicata all’asino, iniziata con «Preghiera per andare in paradiso con gli asinelli», omaggio a Francis Jammes, e proseguita con «Solo le cose fragili resistono in eterno». Un percorso che attraverso poesia, cinema, immagini e suggestioni spirituali riflette sulla fragilità umana, sulla tenerezza e sulla capacità di rinascere.
«Tre mie actions dedicate alla figura di un animale segnato da una duale costanza, tenerezza e tenacia», spiega Curi, che considera questi lavori una preparazione ideale all’esperienza artistica di Abramovic.
Il percorso espositivo si apre con una grande immagine di Osiride, divinità dell’antico Egitto, affiancata da riferimenti alla spiritualità e al mistero. Un cortometraggio racconta poi l’incontro in un bosco tra un asino e il giovane Lucilio, interpretato da Mario Soldaini, studioso e collaboratore delle pagine culturali del Manifesto. La metamorfosi diventa occasione per evocare Iside, la Madonna cristiana e Maryam del Corano, figure accomunate simbolicamente dall’idea di maternità e protezione.
Sulle pareti scorrono immagini e parole, mentre risuona una versione rock di «Ritornerai» di Bruno Lauzi interpretata dalla band Le Distanze. Ai piani superiori, trentasei copertine di differenti edizioni dell’opera di Apuleio completano il viaggio letterario. Nel cavedio, infine, immagini del restauro dell’Arco di Giano e della realizzazione della scultura di Abramovic anticipano il successivo appuntamento.
Due progetti distinti ma legati da un unico filo conduttore: l’asino, simbolo di umiltà e resistenza, diventa protagonista di una riflessione universale sulla condizione umana. Un ponte ideale tra passato e presente, con il quale la Fondazione Alda Fendi rinnova la propria sfida culturale nel cuore di Roma.
