Una telecamera è già mezza nascosta dalla chioma degli alberi, le altre due stanno per essere montate e qualche politico-influencer ha messo i cittadini sul «chi va là». È partito il conto alla rovescia verso l’attivazione dei nuovi autovelox previsti dal Comune su Corso Francia in tre punti considerati critici per l’alta velocità: all’altezza dell’incrocio con via dei Sassi di San Giuliano (è comparso sulla carreggiata che porta fuori città); all’altezza di via Flaminia, direzione Centro, dove si vede il cantiere, e all’altezza di via Gosio verso fuori Roma.
A questi ne seguiranno altri dieci nelle prossime settimane in via Leone XIII e via Cristoforo Colombo. Sullo stradone che attraversa Villa Pamphili i velox compariranno all’altezza di largo Martin Luther King, direzione via della Nocetta; all’altezza del civico 30, direzione Aurelia Antica; all’altezza di via Leone Dehon e all’altezza di via Pio IV, direzione via Gregorio VII. Sulla Colombo, invece, ci sarà una telecamera per senso di marcia all’altezza di via Laurentina e all’altezza di via dell’Umanesimo. Infine sono previsti altri cinque impianti da montare entro i primi mesi del 2027 in via dei Monti Tiburtini (uno per direzione di marcia all’altezza di via Feronia); lungotevere dell’Acqua Acetosa (due per senso di marcia all’altezza di via Venezuela) e via della Pineta Sacchetti, all’altezza di via di Villa Maggiorani in direzione Grande raccordo anulare.
È ancora un mistero però su quando saranno attivate queste 18 postazioni. Già, perché al momento su Corso Francia le telecamere non stanno facendo multe. «L’attivazione dipende dal ministero dei Trasporti», ha sintetizzato l’assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patanè, durante la manifestazione per la sicurezza stradale che si è svolta domenica scorsa, aggiungendo che «stiamo riscontrando gravi criticità nella gestione degli autovelox, la taratura richiede passaggi lunghissimi, cavillosi». In realtà il decreto del Mit in vigore da luglio prevede, sì, nuove «procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità», a tutela dei cittadini, ma si traducono sostanzialmente in due passaggi: la taratura, affidata a strutture accreditate con il ministero, e la verifica funzionale degli impianti, che deve svolgere la polizia locale, quindi un organo interno al Comune.
Comunque quelle in corso sono le prime applicazioni della nuova procedura e, secondo quanto si apprende dal Campidoglio, ci si potrebbero impiegare pochi mesi come un anno. Intanto però quest’estate il decreto del Mit ha portato a «spegnere» 14 dei 63 dispositivi in dotazione alla polizia di Roma Capitale e a quella metropolitana, ovvero quelli anteriori al 2017 e quindi da ri-omologare. Sono attivi a pieno ritmo, invece, i quattro autovelox su viale Newton e sulla Tangenziale (via del Foro Italico) che all’accensione a dicembre scorso hanno mietuto ben 4.500 multe nelle prime 72 ore. Attivi pure i «tutor» su via del Mare e Galleria Giovanni XXIII.
Capitolo incassi, che sono in discesa negli ultimi anni e che Roma Capitale punta a «rimpinguare» proprio grazie a questa infornata di autovelox (gli introiti dalle multe, del resto, vengono messi a Bilancio): nel 2025 solo grazie ai velox sono entrati 2,3 milioni, meno della metà rispetto ai 4,8 del 2024 e oltre cinque milioni in meno rispetto al 2023. Il calo sarebbe dovuto proprio alla dismissione degli autovelox più vecchi, finiti finalmente in soffitta.
