All’Università La Sapienza la censura è ormai di casa. L’ateneo che dovrebbe essere luogo del dibattito e confronto è diventato da tempo, ormai, ostaggio dei collettivi di sinistra che arbitrariamente decidono chi può parlare.
Stavolta tocca a Luigi Marattin, segretario del partito Liberaldemocratico, che per domani alle 16:30 è stato invitato a parlare nelle aule di Piazzale Aldo Moro - alla facoltà di Scienze politiche - sul tema della Legge elettorale. Un argomento di attualità e interesse generale con il rappresentante di una forza politica crescente nell’arco costituzionale. Ma per i giovani facinorosi di sinistra non va bene, perché Marattin è considerato “colpevole” di aver assunto posizioni vicine a Israele e contro il terrorismo palestinese.
Cambiare Rotta, assieme al Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia, ha infatti pubblicato sui social un post che lo ritrae davanti a una bandiera d’Israele marchiata con una X in rosso. Accanto, la scritta “Fuori i sionisti dalla nostra facoltà”.
Il solito vizio di far tacere le voci sgradite che non si piegano alla propaganda di una certa parte politica. Pronta è stata la risposta dei Libdem su X: “Non ci farete cambiare idea e non ci farete tacere”. La pagina giallo-blu ricorda infatti che “le università non sono proprietà dei collettivi” ma luoghi “di libertà, conoscenza e confronto” in cui “le idee si possono contestare” senza però impedire di esprimerle: quella “è censura”.
Non è la prima volta che gli studenti rossi sbarrano la strada a persone invitate a parlare. Nel 2022 impedirono di parlare all’attuale direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, mentre nel 2024 è toccato al giornalista David Parenzo. Sintomo di un atteggiamento consolidato, che manifesta tutta l’intolleranza al dibattito di una certa parte politica.
