INTERVISTA

Cateno De Luca: “Prendiamo voti soprattutto a sinistra”

Il leader di Sud Chiama Nord: “Meloni vincerà grazie a nostri consensi”

«Saremo il vero ago della bilancia. Altro che le “supercazzole” di Vannacci. Peschiamo soprattutto a sinistra. Meloni, grazie al nostro apporto, vincerà. Le persone hanno capito che il nostro civismo è quello originale, non quello costruito nei salotti romani. Il nostro movimento vale più della somma di Onorato, Ruffini e Gabrielli». A dirlo Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord.

Davanti Montecitorio ha riferito ai cronisti come il suo obiettivo sia il 3%. Ci credete davvero in questo traguardo?

«Assolutamente sì! Pensi che l’1,5% è solo quello rappresentato dalla nostra attività in Sicilia, confermato dagli ultimi sondaggi. Grazie alla nuova struttura nazionale, che presenteremo il 27, il 28 e il 29 ottobre a Roma, e a una serie di intese raggiunte con un importante gruppo di amministratori, registriamo un margine di crescita rilevante, a maggior ragione se la richiesta di civismo è all’ordine del giorno. Parliamo di chi ha attraversato il deserto, menato a tutti e tutto. L’interesse per il nostro progetto è naturale».

Non la spaventano, dunque, le neonate formazioni di centrosinistra?

«Anche sommandole, siamo più competitivi. Dalla nostra abbiamo il radicamento territoriale. Non siamo l’ennesima forza d’opinione basata sulla battuta a effetto. Siamo, al contrario, la rete dei sindaci, il riferimento per chi si è distinto sul campo e non nelle segreterie. Altrimenti, in Sicilia, non saremmo stati secondi alle regionali, prendendo oltre 500mila voti. Solo con i voti della Sicilia abbiamo preso l’1% alle scorse politiche, vincendo i due collegi di Messina alla Camera e al Senato. Prendendo quanto Noi Moderati».

A proposito di Lupi, avete mai pensato a un accordo per superare il quorum?

«La mia esperienza mi porta a dire che in politica la somma non fa il totale. Stimo Lupi e sono contento che parteciperà alla nostra convention. Ma all’orizzonte non c’è in programma una lista comune. La nostra priorità non è ottenere una poltrona o salvarci la pelle, ma una scelta strategica per proseguire quanto di buono avviato».

Bonelli, intanto, l’accusa di aver abbandonato la causa

«Mi ricorda tanto i comunisti col Rolex che dicevano di battersi per i poveri. Non mi sembra che abbia rinunciato al suo oneroso stipendio. Per quanto riguarda le piazze incendiarie, bisognerebbe calmare gli animi e non aizzarli».

A scagliarle più di qualche semplice accusa pure il generale Vannacci. Lo teme?

«Fn è riuscito a far peggio del M5S. Hanno vinto l’oscar dei cazzari su ogni livello. Per fortuna, c’è chi fa del pragmatismo la sua arma migliore. Gli italiani sono un popolo troppo intelligente e non voteranno chi sostiene che bisogna mettere chi ha delle difficoltà in classi separate. Capisco il malcontento, ma qui siamo di fronte al festival delle pericolose stupidate».

Perché la premier, al contrario, l’ispira serietà?

«Meloni, dopo 30 anni, ha avuto il coraggio di rompere il tabù delle preferenze, prima sporche e cattive. Due terzi dei parlamentari saranno ancora nominati. Ma, nel frattempo, uno step avanti c’è stato. Non potevo, poi, scegliere chi ha lasciato disastri. Mi riferisco a superbonus e reddito di cittadinanza. Sono al quinto Comune che amministro e ho dovuto fare i miracoli anche a causa di Conte. Non si possono fare le cose, senza badare alle coperture finanziarie. Altro obiettivo raggiunto dalla maggioranza, infine, la Zes unica al Sud. Così si combatte un pizzo legalizzato».

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