La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha riconosciuto la premeditazione nei confronti di Alessandro Impagnatiello esclusa nel primo appello nel giugno 2025, quando era stata confermata la condanna all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Tramontano. Il ritorno in aula era stato disposto dalla Cassazione per rivalutare l’aggravante con l’invito all’approfondimento degli elementi relativi alla somministrazione di veleno per topi alla vittima, iniziata nel dicembre 2022 e intensificata nell’ultimo mese e mezzo prima del delitto, e delle ricerche online dell’imputato su sostanze mortali. L’effetto della sentenza è la conferma dell’ergastolo più tre mesi di isolamento diurno.
Alessandro Impagantiello “ha avuto tutto il tempo di tornare sulla sua decisione e invece volontariamente vuole la morte di Giulia Tramontano”. È quanto ha affermato, prima della sentenza, la pg di Milano Maria Pia Gualtieri nell’appello bis sul delitto di Senago del 27 maggio 2023 dopo che i giudici della Cassazione hanno accolto il ricorso della procura generale di Milano sulla premeditazione, aggravante che era stata esclusa dai giudici della Corte d’Assise d’Appello. Per la rappresentante della pubblica accusa l’imputato, presente in aula, seduto in prima fila, a pochi passi di distanza dai familiari della vittima, “quando ha avuto contezza di essere stato sbugiardato” da Giulia e dall’altra donna, ciascuna inconsapevole dell’esistenza dell’altra, mette in atto il suo proposito. “La cifra dell’imputato è la menzogna nella vita e nel processo. Non badate alle parole, ha diritto di difendersi, ma ciò che conta sono le sue azioni”. Poche ore prima dell’omicidio fa la ricerca internet ‘ceramica bruciata vasca da bagno’ perché sa che “vuole uccidere Giulia e bruciarne il cadavere”, copre il divano, invia un messaggio alla compagna per depistare. Quella di Impagnatiello è “una personalità veramente orribile”: avvelena con un topicida “la donna che si doveva fidare di lui, con la quale condivideva il talamo” che portava in grembo Thiago. “Questa condotta mostra che non c’è solo premeditazione nel giorno del delitto, ma una perseveranza” nella “volontà di farle del male, ledere o uccidere. La premeditazione, questo dolo si esprime nella massima intensità già da dicembre (da allora sono presenti tracce di veleno nel corpo della 29enne secondo l’autopsia, ndr), da allora inizia questa volontà omicida”. Per la pg Gualtieri “non si può dare spazio e credito all’imputato, da sempre aduso alla menzogna e che ha sempre ingannato tutti costruendo un castello di bugie, mentendo agli inquirenti”. Per questo la pubblica accusa ha chiesto di riconoscere l’aggravante della premeditazione. Tesi confermata dalla decisione dei giudici.
