“Non ho capito come mai è stata girata questa cosa, non la capisco neanche adesso, perché io quelle persone lì non le conosco neanche, non so chi sono”. A parlare è Giuseppe Sempio, il papà di Andrea, che ai microfoni di Quarto Grado rompe il silenzio sull’inchiesta per corruzione in atti giudiziari nella quale è indagato. In un passaggio dell’intervista, che andrà in onda questa sera, l’uomo chiarisce la sua posizione: “Se tornassi indietro, l’unica cosa che farei e farmi fare la fattura”, dice riferendosi ai soldi che sarebbero stati corrisposti agli avvocati Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi per l’attività difensiva svolta nell’ambito della prima indagine sul figlio per l’omicidio di Chiara Poggi (2016-2017).
L’inchiesta per corruzione
L’indagine sulla presunta corruzione procede parallelamente alla nuova inchiesta sull’omicidio di Garlasco. Al centro degli accertamenti c’è un biglietto, il cosiddetto pizzino, trovato dagli investigatori e attribuito a Giuseppe Sempio, sul quale si legge: “Venditti gip archivia per 20.30 euro”. A partire da quell’annotazione, gli inquirenti avevano ipotizzato che il padre di Andrea Sempio potesse aver versato una somma di denaro all’allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, per favorire l’archiviazione della posizione del figlio nell’indagine del 2017. Tuttavia, la posizione dell’ex pm è stata archiviata il 17 settembre scorso. Alla domanda del giornalista se si aspettasse che anche la propria posizione potesse essere archiviata, Giuseppe Sempio non nasconde di averlo sperato: “Beh, l’ho pensato”, ammette. L’uomo nega inoltre di aver avuto rapporti con i due carabinieri che, nel 2017, operavano nella polizia giudiziaria presso la Procura di Pavia. E quando il giornalista gli chiede se sia possibile che il denaro versato dalla famiglia sia finito proprio alla polizia giudiziaria, la risposta è netta: “No, non credo”.
“Gli avvocati? Pagati per il loro lavoro”
Un altro punto centrale dell’inchiesta riguarda i circa 45 mila euro che Giuseppe Sempio avrebbe corrisposto ai tre legali che all’epoca assistevano il figlio. L’uomo sostiene di aver agito in buona fede e ribadisce di essere soddisfatto del lavoro svolto dai professionisti. “Siamo andati sempre e comunque bene con loro. - dichiara - Se tornassi indietro, l’unica cosa che farei e farmi fare la fattura. Basta, solo quello. Quello che hanno fatto gli avvocati in quel periodi lì, secondo me, non l’hanno fatto male, l’hanno fatto bene”. Infine, torna sulla questione dei compensi e chiarisce: “Sono stati pagati per il loro lavoro”.
