Un foglietto scritto a mano, datato 20 settembre 2007, e il ricordo di un consulente a quasi vent’anni di distanza. Sono i due elementi presentati nell’ultima puntata di “Quarto Grado” e riguardano uno dei reperti più discussi del delitto di Garlasco: i pedali della bicicletta di Alberto Stasi.
Secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, il documento si trova in un fascicolo interno del Ris di Parma che i magistrati di Pavia avrebbero chiesto solo di recente. L’appunto, attribuito al militare che seguì gli accertamenti, descrive lo smontaggio dei pedali della “bici uomo”. Su quello con vite destrorsa sono state rilevate “almeno due traccette brune, combur positivo, nella parte terminale esterna”. Su quello con vite sinistrorsa c’era “almeno una traccia bruna su un tacchetto della zigrinatura”, anche questa positiva al combur test. Secondo quanto riportato da diversi quotidiani, la riga finale dell’appunto indica che quella traccia fu prelevata per l’OBTI, con esito negativo.
Le differenze tra i test
Il dettaglio è tecnico, ma conta. Il combur test è un esame di orientamento: segnala la possibile natura ematica di una traccia, ma non dice se si tratti di sangue umano. L’OBTI è invece un test immunocromatografico più specifico, usato proprio per verificare la presenza di emoglobina umana. Va detto, per completezza, che secondo la letteratura forense un esito negativo di questo esame non esclude in assoluto che si tratti di sangue umano: tracce molto piccole o degradate possono dare risultati non conclusivi. Resta però un’informazione che, secondo la trasmissione, non sarebbe arrivata al pubblico ministero.
Nessuna traccia del risultato negativo
È questo il punto sollevato da “Quarto Grado”. Nella relazione preliminare firmata il 24 settembre 2007, quattro giorni dopo l’appunto, si legge che l’ispezione “ha messo in luce su entrambi i pedali delle microtracce di consistenza ematica, di varia forma”, che sottoposte al combur test “hanno fornito esito positivo”. Alla relazione sono allegate le fotografie dei test positivi. Dell’OBTI negativo, sempre secondo quanto riportato in puntata, non c’è traccia. “Perché?”, si chiede la trasmissione.
Marino e Garofano
Il militare che firmò la relazione, l’allora capitano Alberto Marino, oggi colonnello, è stato sentito come testimone dai pm di Pavia il 10 settembre scorso. Secondo i verbali riportati dalla stampa, ha detto di non avere un ricordo specifico della fase successiva all’esito negativo. Alla domanda se avesse parlato con l’allora comandante Luciano Garofano delle due analisi negative eseguite quel giorno, ha risposto: “Presumo di sì”. In una comunicazione successiva alla pm dell’epoca, Rosa Muscio, aveva spiegato che non erano state fatte ulteriori analisi sulla natura ematica delle tracce perché troppo esigue, e perché i kit immunologici come l’OBTI erano ritenuti non abbastanza sensibili.
La cronologia aggiunge un altro elemento. Il 25 settembre, il giorno dopo la relazione, uno dei consulenti della difesa di Stasi, Matteo Fabbri, chiese di eseguire proprio l’OBTI test sulle tracce dei pedali.
La versione di Portera
Il foglietto sembrerebbe confermare quanto ricordato dal genetista Giorgio Portera, che secondo la trasmissione riporta “un dettaglio importante mai uscito in 20 anni”. Portera riferisce un colloquio con il militare del Ris, che gli avrebbe detto che il test specifico per il sangue aveva dato esito negativo. Il genetista racconta di aver esaminato i reperti insieme a lui: “Guardandoli ho intravisto queste crosticine rosse del colore tipico sangue”. Poi precisa i limiti del suo ricordo: “Io poi non ero presente quando gliel’hanno fatto”. Parla quindi di una memoria personale, non di un accertamento a cui ha assistito.
Secondo la ricostruzione del programma, i pedali sarebbero stati riesaminati dopo i risultati dell’estrazione del Dna. Sulle “crosticine” individuate in quella fase sarebbe stato eseguito l’OBTI, con esito negativo. Non è chiaro, però, se il ricordo di Portera e l’appunto del 20 settembre si riferiscano allo stesso accertamento.
Scambio di provette?
In studio si è discusso a lungo di un’altra questione: un possibile scambio di provette tra i campioni prelevati da un cucchiaio e quelli dei pedali. È stata presentata come un’ipotesi da verificare. Al momento non risultano accertamenti che la confermino o la escludano.
I pedali, con il Dna della vittima rilevato su di essi, sono stati uno degli elementi valutati nel percorso giudiziario che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. L’appunto mostrato da “Quarto Grado” non riscrive di per sé quella vicenda. Pone però una domanda precisa, che ora spetta ai magistrati di Pavia chiarire: perché un esito negativo annotato il 20 settembre non compare nella relazione del 24? E quale peso avrebbe potuto avere quel dato, se fosse stato noto fin dall’inizio?
