Interrogatorio Sehir

E lui non risponde al gip. Ecco i manuali di guerriglia

Spuntano tutti i testi per preparare la rivolta e gli scontri Dalle istruzioni dei collettivi anarchici a quelle dei Carc

Youssef Siher ha scelto il silenzio. Trent’anni, italiano di origini marocchine, amministratore della chat Telegram Movimento 17 ottobre, davanti alla gip Tiziana Landoni, nel carcere di San Vittore si è avvalso della facoltà di non rispondere. La procura di Milano lo accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, e ha chiesto la convalida del fermo e custodia in carcere.

I difensori, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, chiedono la scarcerazione: «Non ha tenuto nessuna condotta istigatoria nelle violenze. Per noi sono cose che non costituiscono reato e l’aggravante del terrorismo non sussiste». Il fermo, però, non li stupisce: «Considerata l’aria politica che tira», dice Abu Sharar. La decisione sulla convalida è attesa oggi.

La chat, agli atti degli investigatori, è nata all’indomani del 17 ottobre, quando gruppi di giovani, molti minorenni, hanno devastato il centro di Milano. Il primo messaggio, il 18 ottobre, è un appello a «una mobilitazione permanente contro il governo Meloni». Quattro giorni dopo compare un pdf di quattro pagine: «Rivoluzione, istruzioni per l’uso». Ispirato al manuale della rivoluzione egiziana del 2011, spiega come affrontare gli scontri di piazza. Ma non è il solo.

Nel gruppo c’è un topic chiamato “Materiali per lo studio” con sei pdf caricati dagli utenti. Dentro ci sono materiali che incitano alla rivolta. E criticano la protesta non violenta.

Tra questi c’è “Bloccare tutto” in cui la barricata è teorizzata come un «fenomeno compositivo. Una relazione tra corpi diversi, un camion fumante, un mucchio di pietre, il cadavere di un cavallo, che cerca di insediarsi in un territorio specifico». C’è “Ricette per il caos”, traduzione di “Recipes for Disaster” del collettivo anarchico decentralizzato CrimethInc. Nel capitolo del sabotaggio si consiglia di «fare in modo di apparire integerrimi cittadini» per «passare un posto di blocco senza destare sospetti», perché «se avete scelto un approccio che comporta attività illegali, farete bene a complicare il più possibile le cose a chi ha il compito di catturarvi». E se la cattura arriva, c’è il “Piccolo manuale di autodifesa legale”: trentasei pagine curate dal partito dei Carc, «fratelli» del nuovo Partito comunista italiano, per «mantenere la lucidità quando ci si trova nelle mani del nemico».

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, alla convention di Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, ha parlato di «un mondo di contatti» che l’analisi dei documenti d’indagine starebbe «disvelando», con l’attenzione ora incentrata sulla figura di Youssef Siher. Poi ha allargato il campo: «C’è da vedere cosa c’era dietro, se ci possono essere altri collegamenti, altre persone in giro per l’Italia, nel mondo, che possano avere interesse a riproporre quel tipo di chiamata all’appello».

Uno dei sei testi, “Propaganda distruzioni per l’uso”, si apre con una frase di Ulrike Meinhof, tra i fondatori della Raf, l’organizzazione armata di estrema sinistra che tra gli anni ’70 e ’90 causò morti e feriti nella Germania Ovest: «Se si dà fuoco a una macchina il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine diventa un’azione politica».

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