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Trincea Covid

La capitano dell'Esercito riapre gli ambulatori chiusi dal Coronavirus

Trincea Covid, l’Esercito riapre ambulatori e rsa con i medici di famiglia stremati dal Coronavirus, positivi, in quarantena e più di uno è deceduto. Il capitano medico Lucia Fallo, romana dell’Eur, 30 anni è stata una delle prime a partire per il Lodigiano con il primo contingente inviato a inizio marzo dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, per evitare il collasso della sanità sul territorio.

"Sono partita il 9 marzo di ritorno da una missione in Afghanistan e da sabato sono tornata alla base, a Roma, nella caserma della città militare della Cecchignola dove presto servizio» racconta il capitano e ufficiale medico dirigente del servizio sanitario del 6° Genio Pionieri, il reggimento che ha riaperto la viabilità dopo il terremoto di Amatrice, e c’era anche lei, appena destinata. Da piccola invece di provare il rossetto e i tacchi delle mamma davanti allo specchio indossava il cappello del papà carabiniere. Voleva diventare un medico militare come il padre e c’è riuscita. Ma infilarsi la mimetica sotto una tuta da astronauta per andare a curare i malati di Coronavirus a Codogno, negli ambulatori rimasti orfani dei medici di famiglia, e i vecchietti nelle rsa, la più sanguinosa trincea italiana di una pandemia mondiale, questo non l’avrebbe mai immaginato neanche la bambina visionaria e volitiva che è stata.

 Il 9 marzo il capitano Fallo viene di nuovo "taskata" per il territorio dell’ex zona rossa, insieme con il maresciallo capo Cristian Caradonna, del 92° Fanteria Torino di Barletta, infermiere, entrambi a loro volta reduci dall’Afghanistan, con qualifica Medevac (soccorso aerotrasportato su elicotteri).

«Mi sono rimessa la mimetica – racconta -, con la medaglietta della Madonna di Lourdes che mi ha regalato la nonna del mio ragazzo e che porto sempre con me, e sono partita insieme con i miei colleghi medici e infermieri delle forze armate, siamo andati a dare supporto ai medici del territorio stremati, altri si erano ammalati o erano in quarantena, e purtroppo abbiamo sostituito quelli che sono venuti a mancare. Ci siamo inseriti in un vuoto importante, impegnati nelle guardie mediche, negli ambulatori di medicina generale, e nelle Rsa, piene soprattutto di anziani».

Per capire cose stesse succedendo è bastata un’occhiata. «A Codogno - racconta ancora il capitano Fallo - ho trovato una situazione inimmaginabile. Ci ha accolto una città fantasma, le misure restrittive sono state recepite alla lettera, e questo ci ha aiutato ad abbassare il coefficiente di difficoltà sul lavoro: dare supporto ai medici del Lodigiano sfiniti. Abbiamo toccato con mano l’emergenza fin da subito". "Negli ambulatori - continua - abbiamo visitato e prescritto farmaci ad anziani e persone che ne avevano bisogno, garantendo la continuità assistenziale che non era più scontata. E abbiamo visitato anche persone sospette Covid che, rimaste senza il loro medico di famiglia, si sono rivolte a noi per essere visitate, essendo i numeri Asl e verdi intasati per le numerose chiamate. Noi abbiamo visitato tutti e impostato terapie, siamo stati il filtro con il pronto soccorso degli ospedali a rischio collasso».

Le richieste d’aiuto sono state subito tantissime. «A Caselle Landi non appena arrivata c’erano già venti persone in fila». E poi le Rsa, la trincea più dura. «A Codogno ho avuto anche 56 anziani con metà positivi al Covid-19, ogni giorno ho letto la paura negli occhi di queste persone rimaste sole, con le strutture blindate all’esterno, e i nostri cellulari incellofanati aperti alle telefonate dei parenti terrorizzati che chiedevano notizie dei propri cari. Noi abbiamo cercato di tranquillizzare, non solo con le parole, ma con una presenza concreta e attenta. Anche noi abbiamo avuto paura ma come medici e militari siamo addestrati a controllarla e a trasformarla in continua attenzione senza mai abbassare la guardia. E il sorriso e il "grazie" di chi ce l’ha fatta alla fine ripaga di tutto».

Importanti i numeri dell’Esercito schierati in campo nella lotta contro il nemico invisibile, che in Italia ogni giorno, continua a fare più vittime di quelle nel terremoto di Amatrice: per la sola parte sanitaria sono stati impiegati circa 200 fra medici militari, infermieri e personale sanitario. Senza contare gli oltre 140 militari impiegati presso le strutture messe a disposizione dall’Esercito per la sorveglianza di personale positivo, come ad esempio il Centro sportivo olimpico della Città militare alla Cecchignola, a Roma, dove hanno passato la quarantena, i primi italiani rientrati dall'inferno di Wuhan, la città focolaio del virus in Cina. Una sessantina di militari del 7° Reggimento Difesa Cbrn (Chimico, biologico, radiologico e nucleare) che è responsabile delle sanificazioni delle rsa e di altre strutture pubbliche del Bergamasco e, da domani, nel Bresciano. E poi gli oltre 7mila militari dell’Esercito impiegati nell’operazione Strade Sicure. Soltanto a Roma di questo contingente fanno parte 2mila unità, che continuano a essere di supporto alle forze di polizia, su siti ritenuti sensibili e, qualora richiesto dalle autorità prefettizie, impiegate nei controlli su strada in funzione anti-covid.

 

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