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Coronavirus, il premier ha un piano segreto: per resistere Conte pensa al suo partito

Coronavirus, il premier ha un piano segreto: per resistere Conte pensa al suo partito

Caro direttore, Mario Draghi non ha nessuna voglia di fare il Premier mentre Conte non intende più scucirsi quel ruolo di dosso e sta costruendo il suo partito personale, con il supporto di Casalino e Casaleggio. Crede sia l’unico modo per restare in sella ora che, da mille fronti, monta la voglia di disarcionarlo. E lasciamo perdere il suo virtuale gradimento personale di cui ama pavoneggiarsi. Eppure, con dati impietosi e le inascoltate richieste degli attori economici, la prolungata serrata dell’Italia, se non cesserà a breve, seppur gradualmente e con tutti gli accorgimenti del caso, diventerà una polveriera sociale in puro stile sudamericano: oltre 10 milioni di disoccupati e suicidi che passeranno, secondo gli psicologi, dagli attuali  4 mila circa a oltre 15 mila l’anno. 

È una scena da film horror quella vissuta a Palazzo Chigi quando la scorsa settimana le prime agenzie hanno rilanciato le parole dell’ex Presidente della Bce: “più debito per più Europa”. Per Conte, si sa, Draghi è come il fumo negli occhi. Tutto parte il 28 ottobre scorso, quando “Giuseppi” ha giudicato uno sgarbo personale il suo mancato invito a Francoforte alla cerimonia di commiato di Draghi assieme ai grandi d’Europa. Per l’Italia, il rigido cerimoniale prevedeva solo la presenza di Mattarella, ma il premier ha vissuto l’esclusione come un atto di lesa maestà e, da quel momento, stando alle gole profonde, ha interrotto i contatti con l’ignaro Draghi.

Il canovaccio è sempre lo stesso: disconoscere il presunto nemico. Lo ha replicato pure con le opposizioni, nonostante la pressante richiesta di Mattarella di incontrarle. E ancora prima con Salvini, suo ex vicepresidente, mai più degnato nemmeno di uno sguardo. La Meloni negletta, Tajani mai considerato. L’autoproclamato avvocato degli italiani ha rifiatato solo quando ha saputo che Draghi non è disponibile a fare il premier perché, a differenza sua, ritiene che a Palazzo Chigi debba andarci una personalità passata dal vaglio elettorale. Anche Casalino e Casaleggio tirano un sospiro di sollievo e adesso avranno più tempo per confezionargli il partito, forti di non aver ancora sbagliato un colpo con lui. Infatti, quelli che vengono considerati da tutti errori di comunicazione rispondono invece ad una precisa strategia acchiappa-like: parlare di sabato sera, per due volte di seguito, dopo le 22, creando un’attesa angosciosa e aumentando l’audience, cementa il Paese, con l’ansia che si trasforma in fiducia grazie a frasi spot come “siamo preparatissimi”, “non vi lasceremo soli”, “nessuno perderà il lavoro”, seppure già rivelatesi bugie. Le dirette Facebook, anziché i tradizionali canali istituzionali, sono un modo per Conte e per i suoi guru della comunicazione, di raggiungere un pubblico più vasto. E’ politica mediatica, creata cioè con metodi scientifici e tecnologici, che includono un giusto mix tra canali tradizionali e digitali. E negli ultimi tempi, intorno alla figura di Conte sta succedendo proprio questo: mappatura del landscape, microtargeting, monitoraggio del sentiment sui social media, nuovi account misteriosi come, ad esempio, “Le bimbe di Giuseppe Conte”, per costruirgli addirittura l’aura del sex symbol. Per non parlare di un portavoce come Marco Travaglio, che sta superando il già grande Emilio Fede ai tempi di Berlusconi, e la zarina de La7, Lilli Gruber, che mesi fa gli ha concesso di dire, praticamente senza contraddittorio, che l’Italia era prontissima ad affrontare il Coronavirus.

Ci sono poi le quotidiane inutili interviste meramente propagandistiche rilasciate sulle testate dei gruppi editoriali RCS di Urbano Cairo e GEDI, ormai appiattiti sul Governo. E ancora i discorsi lunghissimi, autocelebrativi, a ‘beneficio’ del popolo, come l’ultimo monologo informativo al Parlamento. La macchina mediatica del premier è ormai pronta per il nuovo partito, che dovrebbe chiamarsi “Insieme con Conte”, tricolore ben in vista nel logo, con l’obiettivo di occupare, oltre allo spazio dei fuoriusciti grillini, anche un po’ di destra e di fare concorrenza a Matteo Renzi al centro. Ad appoggiarlo - ma solo ufficialmente perché poi si sa come vanno queste cose - i manager pubblici alla ricerca di una riconferma, pezzi periferici della Chiesa, da monsignor Celli a Padre Fortunato di Assisi, ma non la Segreteria di Stato che diffida di lui, ambienti del volontariato e i ciellini di Giorgio Vittadini.

Con l’imminente dissoluzione del M5S, Davide Casaleggio sa che oggi, per non veder svanire il suo impero, deve puntare sulla  ‘fiche’ Conte. E la giusta cinghia di trasmissione è il suo battitore libero, Rocco Casalino, motivo per cui “Giuseppi”, nonostante le critiche feroci, non lo rimuove. Siccome però non tutte le ciambelle escono col buco, non è escluso che alla fine, con gli infermieri e i medici che rischiano di morire negli ospedali come i soldati del Duce senza scarpe in Russia, gli italiani in cattività con lo spettro della disoccupazione, i pensionati con il terrore di rimanere senza assegni, un caos informativo e un disastro organizzativo senza precedenti, anche Conte possa avere i mesi contati.

Mattarella è consapevole che, se non si cambia registro chiamando tutti insieme veri professionisti della politica e non dilettanti, rischia di venir travolto anche lui dalle polemiche e dallo spettro di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Ed allora Draghi, come fece Ciampi, potrebbe prendere il suo posto al Quirinale con il voto del Parlamento. Questo sì che a Super Mario piacerebbe.

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