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La solitudine di Conte, premier in ombra

Il presidente del Consiglio smarrito, circondato dall’iperattivismo dei suoi vice

La solitudine di Conte, premier in ombra

Il premier Giuseppe Conte

Caro direttore,
tanto elegante quanto smarrito. Così appare il Premier Giuseppe Conte dopo neppure un mese dall’arrivo a Palazzo Chigi. Un signore raffinato con un’innata maniacale scelta delle cravatte che ancora non sa qual è la sua parte in questo mondo di sfrenato attivismo dei suoi vice, Salvini e Di Maio.

Circondato dalla vacuità della maggior parte dei ministri, a parte Tria e Moavero che non hanno tuttavia il passo giusto nei consessi internazionali. E se il Presidente del Consiglio, come diceva Andreotti, deve essere un direttore d’orchestra, Conte non ha ancora preso la bacchetta in mano. A beneficio della sua trasparenza si è portato appresso solo un collaboratore. Per il resto, una caccia al tesoro senza fine tra Consiglieri di Stato o parlamentari scelti, promossi e rimossi prima di salire ai pianti alti di Palazzo Chigi. Abituato ad un’agenda fatta di studi e colloqui con gli studenti dell’Università di Firenze, l’avvocato degli italiani non riesce ad adeguarsi alla nuova vita né ai ritmi frenetici della Presidenza e a quei riti, un po’ arcaici, che danno senso ad uno Stato.

Alla Festa per la Guardia di Finanza è arrivato trafelato e dopo la Presidente del Senato Casellati, circostanza che ha fatto gridare allo scandalo i puristi dei cerimoniali. I temi economici, da cui dipendono le sorti del Governo più che dall’immigrazione, proprio non lo appassionano ma in questo campo almeno lo supporta il sottosegretario Giorgetti, cresciuto a pane e potere soprattutto sul terreno scivoloso delle nomine pubbliche, dalla Cdp alla Rai.

E come ogni neo Premier, è bombardato da consigli sussurrati proprio per metterlo in guardia da tutto e da tutti, visto che non ha le immunità riservate ai parlamentari. Un po’ come fecero con Renzi, che si barricò a Palazzo Chigi perdendo la sua spontaneità, e a differenza di Monti che, furbo e a scanso equivoci, si fece nominare Senatore a vita. Una mossa per adesso l’ha indovinata: un asse forte con Sergio Mattarella, che sta usando tutta la moral suasion della quale è capace con Di Maio e soprattutto Salvini, per far capire loro che, almeno prima degli appuntamenti esteri, dovrebbero smetterla con dichiarazioni e tweet che fanno passare in secondo piano le iniziative del Capo del Governo. Conte ha ancora bisogno di acquisire quella che nel linguaggio diplomatico si chiama self confidence. Auguri Presidente, gli ex Padoan e Calenda l’altra sera a Piazza di Pietra, a cento metri dal suo nuovo ufficio, ragionavano fitto fitto su come farla presto inciampare, magari strumentalizzando la vicenda Ilva.

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