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"La mia enciclopedia video scopre le news"

Andrea Pezzi rivoluziona "Ovo"

L’enciclopedia in videoclip di Andrea Pezzi diventa un sito di informazione totalmente visuale con filmati di attualità e dibattiti in streaming. È l’ennesima metamorfosi di Ovo, il progetto fondato nel 2010 dall’ex volto di Mtv dopo l’esilio volontario dal piccolo schermo. Oggi la video-enciclopedia web è una piattaforma pubblicitaria attiva sui siti di mezza Europa e basata sul finger printing, una tecnologia più evoluta di quella basata sui cookie per «riconoscere» gli utenti durante la navigazione. «Tecnicamente Ovo è un content network, una raccolta di video da distribuire su tutto il web - spiega Pezzi - Quando l’utente "giusto" apre una pagina appare un nostro video, coerente con i contenuti visualizzati, preceduto da un quiz che stabilisce l’interazione con l’utente. In sintesi, ai nostri inserzionisti non vendiamo media ma audience». Ma Ovo non nasce come enciclopedia? «E come tale continua a esistere anche se sta diventando strumentale ad altri contenuti. Lavoriamo per includere musica, clip di film e i gol della serie A e del calcio europeo». News e attualità non snaturano il progetto iniziale? «No, è un’espansione della piattaforma. Anche verso dibatti in streaming, ad esempio. Ovo diventerà molto più giornalistico, un magazine non più testuale ma completamente video. Un po’ sull’esempio di Vice . Con la differenza che i contenuti video verranno "spalmati" su tutto il web. In Italia siamo in partnership con i gestori dell’87% delle impression (le visualizzazioni delle pagine internet, ndi), inoltre siamo attivi in Gran Bretagna, Francia, Germania, Turchia e Grecia. Il punto è che le impression sono una merce. Non serve lottare per avere utenti. Basta andare dove sono già». Come avviene la scelta delle voci di Ovo? «I testi sono certificati da Treccani mentre per la selezione dei contenuti spesso sono le soluzioni proposte dai creativi che ci fanno propendere per un argomento piuttosto che un altro. L’altro driver sono le aziende. Quando investono in pubblicità ci possono chiedere di percorrere certe strade. Se un produttore di auto chiede l’enciclopedia dello sport, ad esempio ci lanciamo sulle biografie dei calciatori». Quanti utenti «conoscete»? Gli investitori pagano per l’engagement (l’interazione dell’utente con il contenuto, ndi) e spesso cercano un’audience specifica. Abbiamo identificato 23 milioni di utenti. Di 5 milioni di loro abbiamo tutte le informazioni». In questo ambito i social network hanno aperto nuove strade. «Facebook è il padrone delle informazioni di un miliardo di utenti e infatti vale miliardi di dollari. Noi facciamo una cosa diversa. Riconosciamo l’utente ed eroghiamo il contenuto. E l’inserzionista paga per il risultato raggiunto». In molti stanno puntando all’integrazione tra web e tv digitale. Cosa ne pensa? «La tv non mi interessa più professionalmente e personalmente. Anzi, le aziende ci chiedono di contattare chi non la vede e non viene intercettato dalle campagne tradizionali». Quello di Ovo è un modello di business che funziona? «L’azienda fa profitti sufficienti da consentire investimenti. E per la mia esperienza (la prima azienda di Pezzi, Ovo srl, è stata messa in liquidazione dopo l’uscita di uno dei soci, ndi) mi tengo alla larga dal venture capital». Sul web c’è ancora spazio per fare impresa? «Purché il progetto sia esportabile: lo 0,5% del mercato mondiale vale molto di più dell’intero mercato italiano».

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