Lo confessiamo subito: non ci fosse stata la decisione dell’Unesco, che ha inserito questo spicchio di terra tra i siti italiani che fanno parte del patrimonio artistico e ambientale dell’umanità, forse avremmo aspettato ancora un po’. Avremmo rinviato questo viaggio nelle Langhe a data da destinarsi. Poi la curiosità che spinge a conoscere le cose che si ignorano. Ed eccoci in macchina direzione Piemonte. Provincia di Cuneo. Il nostro tour inizia da Piozzo ed è la prima stranezza. Perché nella terra del vino abbiamo deciso di incontrare Teo Musso che di professione fa il birraio. Nato e cresciuto in questo piccolo comune dove tutt’ora vive, Teo è il fondatore del marchio Baladin, vero e proprio pioniere della birra artigianale made in Italy. A Piozzo c’è, ancora aperto, il brew pub dove tutto è iniziato. E poi la cantina che oggi viene utilizzata per affinare la «riserva», birre che rappresentano la «riconciliazione» fra Teo e suo padre Enrico, viticoltore. Qui all’interno di 160 barrique e di tonneau dati in prestito da alcune delle più importanti aziende vinicole d’Italia nascono dei veri e propri gioielli come Lune, Terre e Xyauyù. Il resto delle produzione, invece, viene realizzata nel grande stabilimento alle pendici della collina. Se passate da queste parti vi consigliamo di alloggiare a casa Baladin, «ristorante agrituristico con camere» (tre per la precisione) dove potrete mangiare, bere e vivere in perfetto stile Baladin. Il viaggio prosegue verso Alba regno indiscusso di Enrico Crippa, giovane chef brianzolo che qui ha aperto il suo Piazza Duomo (3 stelle Michelin). Noi però vi consigliamo di mangiare nel suo «progetto parallelo», che con Piazza Duomo condivide la sede, e che si chiama La Piola (in piemontese significa trattoria). Non è una questione di confronti, semplicemente La Piola (in cucina troverete l’ottimo Dennis Panzeri) vi offre la possibilità di mangiare piatti piemontesi doc. Come gli squisiti Agnolotti del plin al sugo di arrosto. Ma le Langhe non sarebbero ovviamente tali senza il vino. Due i punti di riferimento: Barbaresco, con la sua torre, e Barolo, con il suo castello. Intorno vigne, vigne, vigne. Prima di dedicarvi alla visita delle cantine, attività imprescindibile per chi desidera veramente capire cosa si nasconde dietro questi grandi vini, fate una sosta a Pollenzo. Qui Carlo Petrini, patron di Slow Food, ha creato dal nulla l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e ogni anno seleziona studenti provenienti da tutto il mondo. Nei sotterranei troverete la «banca del vino» un progetto nato per «costruire la memoria storica del vino italiano». Tradotto: un patrimonio di oltre 100 mila bottiglie appartenenti a 300 delle migliori aziende nazionali. Giunti a questo punto è forse scorretto parlare di un produttore piuttosto che un altro. Ma noi vogliamo fare comunque un nome: G. D. Vajra. La loro azienda si trova a Vergne la frazione più alta del comune di Barolo. Non vi diciamo nulla dei loro vini. Vi consigliamo di andarli a trovare e di farvi raccontare la loro storia. Scoprirete il segreto del Barolo: la passione dell’uomo, la terra e il cielo delle Langhe.
Nelle Langhe dove l’uomo, la terra e il cielo hanno creato «il» vino
Barbaresco, Barolo, Alba. Un viaggio tra vigneti e cucina piemontese
