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Prosecco

Nelle colline alle spalle di Treviso si produce il Superiore Docg Un fuoriclasse da non confondere con altri vini con le bollicine

CONEGLIANO Non tutte le «bollicine» sono Prosecco. Sembra una banalità eppure non lo è in un periodo in cui ristoranti e bar, negli happy hour e nelle cene tra amici, qualsiasi vino frizzante viene spacciato per quello che viene prodotto nelle colline alle spalle di Treviso. Invece il Prosecco è un prodotto per niente banale che va conosciuto e riconosciuto, diverso da qualsiasi altro vino spumantizzato. Non fosse altro per il lavoro - enorme – che sta alle spalle di ogni bottiglia. Almeno di quelle che vengono prodotte nella zona storica di questo vitigno, tra Valdobbiadene e Conegliano, alla quale nel 2009 è stata assegnata la Docg e la possibilità di chiamarsi Prosecco Superiore. Un territorio che da secoli è segnato e disegnato dalle vigne che si arrampicano sulle colline, riempiendo ogni spazio, rubando e strappando terreno anche ai boschi. Ma vendemmiare qui è uno sforzo «eroico» perché tutto deve essere fatto a mano, salendo a raccogliere i grappoli e scendendo, a piedi, con le cassette piene di uva. Qui, in un’area di poco più di seimila ettari, da sempre ogni famiglia ha la sua piccola vigna che viene curata durante il fine settimana, tanto che nel cuore di queste colline, nella zona dove si produce il Cartizze, ci sono ben 123 produttori che si dividono solo 107 ettari di terreno. Non tutti però hanno una cantina propria e allora le uve vengono portate nelle aziende dei produttori più grandi. Il risultato di tanta passione è che nel 2013 sono state vendute quasi 70 milioni di bottiglie di Prosecco Superiore, con un aumento del 6,5% rispetto al 2012, con un’espansione soprattutto verso il mercato estero. Un successo di questo tipo ha però anche il rovescio della medaglia perché negli anni ci sono stati anche esempi di contraffazione. Per questo è nata nel 2009 la Docg, che identifica il territorio dove storicamente sono state impiantate, probabilmente fin dai primi del ’700, le uve Glera che danno questo vino, insieme a una parte più piccola chiamata Docg Colli Asolani. E c’è chi sulla «vecchiaia» di questi vigneti ha fatto una scommessa. Paolo Bisol, patron dell’azienda Ruggeri, ha convinto i suoi vignaioli a selezionare solo i grappoli delle viti con più di 80 anni. Così è nato il Prosecco Superiore Docg Brut «Vecchie viti», con una produzione di circa 5000 bottiglie e con profumi e intensità assolutamente unici. La zona invece fuori dal territorio della Docg, che arriva fino a Trieste e al mar Adriatico, dove ancora si coltiva lo stesso tipo di vite, viene identificata con la Doc. Ma anche il vino è diverso: in collina le vigne affondano le radici in terreni calcarei, di marna, restituendo al vino mineralità e freschezza, in pianura la composizione del suolo cambia e anche i profumi sono diversi. Tutto quello che viene prodotto fuori da questi due confini non può più chiamarsi Prosecco. Ma come non tutte le bollicine sono Prosecco anche di questo vino ci sono versioni differenti. Oltre a quella più conosciuta ne esiste anche una «tranquilla», che non subisce la seconda fermentazione. E tra i produttori merita una menzione particolare l’azienda Gregoletto, bottiglie letteralmente affascinanti per freschezza, persistenza e profumi.

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