Birra, passione e non vizio per le donne italiane. Cuore, gusto e cervello. Il nostro Paese ha conquistato un primato: le appartenenti al gentil sesso sono le prime consumatrici di birra (ben sei donne italiche su dieci lo fanno) in un confronto fatto su undici nazioni, europee e non. La situazione è fotografata da a una ricerca di Assobirra che si è avvalsa anche dei dati di organismi internazionali. Lo studio mette in evidenza un altro dato fondamentale: nel Bel Paese le donne bevono al massimo 14 litri di birra, il valore più basso in assoluto. Consumo virtuoso quindi, per il piacere di gustare e con moderazione. Simili alle «nostre» solo le francesi, le svedesi e le inglesi, mentre le peggiori nella «classifica della responsabilità» sono le irlandesi (64 litri), spagnole e ceche a pari merito (56 litri) e le russe (40 litri), tutte con «stili di approccio all’alcol meno corretti e moderati». Le donne della Repubblica Ceca, in termini equivalenti annui di consumo di solo alcol puro, raggiungono quota 8 litri; 3,8 litri dalla sola birra; l'80% beve alcolici. I valori delle italiane? In un anno consumano 4 litri di alcol puro, 0,8 litri dalla birra, il 77% beve alcolici. Siamo su un altro mondo, su un altro e superiore livello qualitativo. Il cambiamento delle donne nostrane negli ultimi trent'anni ha visto una crescita costante verso la birra, tanto che le «gustatrici» di quest'antica bevanda sono cresciute del 123%. Ormai in Italia una donna su quattro dice di preferire la birra al vino, a livello delle statunitensi e delle tedesche, avvicinandosi ormai molto al livello di consumo del maschio italiano. Il presidente di Assobirra, Alberto Frausin, sottolinea come «negli anni Ottanta trovare una ragazza che bevesse un bicchiere di lager senza storcere la bocca per l'amaro era un'impresa quasi impossibile: 3 donne su 4 la consideravano una bevanda di nessun interesse, lontana dal loro gusto. Oggi tutto è cambiato anche per il venir meno di antichi pregiudizi, come l'errata convinzione che la birra gonfi o ingrassi. Il tutto accade in un contesto di consumo mediterraneo e socializzante, all’interno del quale la birra sta lentamente prendendo il posto del vino soprattutto per le under 35». La vita della donna è stata strettamente intrecciata alla birra nel corso dei secoli: era la bevanda più diffusa nelle aree della storia più antica, già in Mesopotamia e nell'Antico Egitto. Per i sumeri la dea Ninkasi era matrona della birra, nata da un getto d'acqua frizzante per l'unione di Enki, dio dell'acqua, e da Ninti, regina delle acque sotterranee. Più complessa la figura mitologica egizia della dea Hator, una delle grandi madri protostoriche, madre di tutte le donne, protettrice dell'abbondanza, propiziatrice della fertilità, dea dell’amore e delle passioni: la si festeggiava anche con grande consumo di birra a lei dedicata. D'altra parte, come in tutte le antiche civiltà, l'arte della fabbricazione della birra, tipicamente domestica, era in mano alle donne e Hator, dea loro protettrice e della maternità, ne era nume tutelare. Passano i secoli e per ritrovare una grande donna accomunata alla birra, si deve arrivare a Hildegarda von Bingen o Sant’Ildegarda (XI-XII secolo), badessa del monastero benedettino germanico di Rupertsperg: esperta botanica, fu la prima a stilare ricerche sull’uso del luppolo nella produzione della birra, pianta che ne arrestava la putrefazione dando gusto migliore. Nel Settecento a Londra il 78% delle licenze di mastro birrario erano in mano a donne. Tornando all'oggi, secondo la ricerca Astra Ricerche/AssoBirra «Il lato femminile della birra» compiuto su un campione di 700 donne, circa 7 italiane su 10 beve birra appena una volta al mese, il 27% una volta a settimana; l’80% preferisce la «piccola» alla spina da 20 cl o la classica bottiglietta da 33 cl, formato che l'8% delle consumatrici divide persino in due. Solo il 12% del campione dichiara di bere quantità maggiori di una «media» da 40 cl.
La birra piace alle donne. In Italia la bevono 6 su 10
Il nostro Paese ha conquistato un primato: le appartenenti al gentil sesso sono le prime consumatrici
