Dire che in Italia si mangia male è come dire che Roma non è una delle città più belle del mondo. Questioni di punti di vista, certo, ma qui siamo nel campo dell'eresia. Se poi chi lo dice è stato chiamato a rappresentare l'Italia nelle sue istituzioni, l'impressione è di trovarsi di fronte ad una candid camera. Non può essere vero. Eppure accade, al ministero dei Beni Culturali dove, da qualche settimana, Ilaria Borletti Buitoni è stata nominata sottosegretario. Potremmo qui discutere a lungo sull'origine del suo cognome che richiama, non a caso, un noto marchio di pasta (passato alla fine degli anni '80 nelle mani della Nestlé). Ma è sicuramente più interessante, e incredibile, quello che l'esponente di Svelta Civica ha dichiarato qualche giorno fa in un'intervista a Panorama: «Giudico negativamente il livello degli chef italiani. In Italia si è smesso da tempo di mangiare bene, anche perché siamo corsi dietro alle mode, ai francesi, allontanandoci dalla nostra idea di cucina». Parole cui, dopo l'inevitabile polemica, il sottosegretario ha aggiunto una spiegazione attraverso il proprio blog: «La cucina di oggi qualche volta è troppo tesa ad una ricerca a effetto e perde di vista proprio quelle radici che hanno fatto della cucina italiana la più ricca e unica del mondo. Spero di non offendere nessuno con questo parere, ripeto, strettamente personale, ma confesso che, come forse la maggior parte degli italiani, tra quattro fagiolini che circondano un minuscolo pezzettino di carne e un piatto di pappardelle al sugo di lepre, preferisco la seconda opzione». Giudicate voi se preferite la toppa al buco, di certo l'analisi appare piuttosto destituita di fondamento. Qualche fatto. Nella classifica dei 50 ristoranti migliori al mondo, al terzo posto nel 2013, si è piazzato Massimo Bottura dell'Osteria Francescana di Modena (nessun francese nei primi 10). Il menù offerto da Bottura, per verificare basta visitare il sito del ristorante, contiene piatti a base di parmigiano, aceto balsamico, culatello, prosciutto, capitone. C'è anche la tagliatella al ragù. E ancora, nell'ambito della stessa manifestazione Nadia Santini del ristorante Il Pescatore di Canneto sull'Oglio (Mantova) è stata nominata Veuve Clicquot World's Best Female Chef 2013. Miglior chef donna. Ecco cosa scrive sul sito del ristorante: «I piatti cucinati al "Pescatore" derivano generalmente dalla tradizione di famiglia o da informazioni orali raccolte sul territorio; quasi sempre le ricette vengono adattate ai tempi». Il punto è questo. Riadattare con creatività i piatti delle tradizione non significa inseguire i francesi, né abbassare la qualità della nostra cucina. Significa fare quello che da secoli gli italiani fanno in qualsiasi campo, dalla moda all'arte passando per la musica. Peraltro con notevole successo. E spiace che chi dovrebbe tutelare questa specificità, questa vera e propria ricchezza, non se ne accorga. Per fortuna, Borletti Buitoni non è il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray che, lette le parole del suo sottosegretario, deve essere sobbalzato sulla sedia. Non a caso sta lavorando per organizzare una tavola rotonda presso la sede di Eataly a Roma. Con lui, oltre ad Oscar Farinetti, ci saranno chef, esperti del settore (all'iniziativa collaborano sia Slow Food che Identità Golose) e tutti coloro che conoscono e sono giustamente orgogliosi della qualità della cucina italiana. Perché il nostro Paese ha tanti difetti e, non abbiamo dubbi, anche da noi può capitare talvolta di mangiare male (nessuno è perfetto). Ma negare l'evidenza è veramente troppo.
A Eataly sfilata di chef per sostenere la cucina italiana
Dire che in Italia si mangia male è come dire che Roma non è una delle città più belle del mondo. Questioni di punti di vista, certo, ma qui siamo nel campo dell'eresia.
