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Imparare a cucinare? Poco internet, ci si affida ancora ai libri della nonna

Altro che corsi di cucina, social network e trasmissioni televisive dedicate al cibo: oggi il 71% degli italiani «impara a cucinare» seguendo ancora alla lettera i consigli delle mamme e delle nonne....

Altro che corsi di cucina, social network e trasmissioni televisive dedicate al cibo: oggi il 71% degli italiani «impara a cucinare» seguendo ancora alla lettera i consigli delle mamme e delle nonne. E le ricette si condividono esattamente come una volta, come dimostra il fatto che 8 italiani su 10 si passano suggerimenti esclusivamente con appunti scritti o a voce. Quelli, per intenderci, custoditi nel cassetto di famiglia e tramandati di generazione in generazione. È quanto emerge da una indagine commissionata dall'Accademia Italiana della Cucina in occasione delle celebrazioni per i sessanta anni della prestigiosa Istituzione Culturale, fondata da Orio Vergani nel 1953. Se la famiglia rimane il baluardo inossidabile da cui apprendere il sapere culinario, il tanto caro (e «vecchio») libro di cucina è al secondo posto (25%) nelle fonti attraverso le quali si impara a cucinare. I libri dedicati al cibo sono molto diffusi nelle nostre case: l'80% degli italiani ne possiede almeno uno, mentre circa la metà ne ha più di cinque e un buon 20% ne possiede addirittura più di dieci. I più diffusi? «Il Cucchiaio d'argento», il «Talismano della felicità», l'«Artusi» e, tra i modernissimi, la «Prova del Cuoco» e «Benedetta Parodi». E se è vero che solo il 10% degli italiani impara a cucinare consultando internet (blog, siti gastronomici), il dato quasi si triplica (25%) nel caso degli under 30. Le nuove generazioni, dunque, sembrano guidare una piccola rivoluzione culturale rispetto alla tendenza dominante che vede la tradizione familiare trionfare tra le fonti di apprendimento. Infine l'indagine evidenzia che gli autodidatti sono il 10% della popolazione mentre sono ancora meno quelli che si sono formati attraverso corsi di cucina (5%). Qualche sorpresa arriva se si passa ad analizzare i ruoli in cucina. In generale gli italiani si reputano dei bravi cuochi: il 73% dichiara di essere una persona che sa cucinare bene (nel caso delle donne l'autostima sale all'89%). Ma se nell'alta ristorazione sono soprattutto gli uomini a farla da padrone, a casa la regina dei fornelli rimane la donna, che in oltre 9 famiglie su 10 ricopre il ruolo di «chef di casa». Il «gentil sesso» vede crescere il suo peso anche fuori dalle mura domestiche come dimostra il fatto che il 4% delle donne fa parte di associazioni gastronomiche, una presenza doppia rispetto a quella degli uomini (2%). Ma attenzione, anche gli uomini non stanno a guardare e reclamano sempre più spazio davanti ai fornelli: oggi oltre la metà (55%) dichiara di saper cucinare bene. Attorno al tavolo in famiglia si riuniscono in media 3 persone e in particolare 2,8 per il pranzo e 3,1 per la cena: il condividere, lo stare insieme, resta quindi un must dell'alimentazione degli italiani. Curioso il dato che indica il tempo passato ai fornelli: nei giorni feriali la media giornaliera è di circa un'ora (tra pranzo e cena), ma c'è un 35% di italiani che passa da un'ora a due ore, tutti i giorni, tra i fornelli. Nei giorni di festa questo tempo si dilata fino a una media di un'ora e diciotto minuti, con 3 italiani su 10 (28%) che cucinano addirittura per oltre due ore. Infine i «valori» che ci guidano quando cuciniamo. Paolo Petroni, Presidente del Centro Studi dell'Accademia Italiana della Cucina spiega: «Una volta, davanti ad un piatto fumante, si diceva: "Sarà buono?". Oggi ci domandiamo per prima cosa: "Mi farà male?"». Infatti, quando cucinano, gli italiani si ispirano in particolare ai valori di qualità, sicurezza, salute e benessere, considerati «determinanti» per quasi il 70% dei nostri connazionali. Più indietro troviamo «tradizione e gusto», «praticità e velocità» mentre «innovazione e sperimentazione» si colloca all'ultimo posto, con un picco positivo per le classi più giovani fino a 40 anni.

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