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Erbe selvatiche regalo di primavera

Le verdure spontanee sono un antico retaggio della nostra alimentazione; da sempre malva, crespigni cicerbite hanno rappresentato un valido aiuto per la nostra salute. E non solo

Le verdure spontanee sono un antico retaggio della nostra alimentazione; da sempre malva, crespigni cicerbite hanno rappresentato un valido aiuto sia per la nostra salute che per la nostra alimentazione. Queste verdure selvatiche onnipresenti soprattutto nell’Italia centrale erano chiamate dai nostri contadini «erbi». Apparivano soprattutto tra gli ulivi a marzo finendo il loro ciclo a novembre. I contadini ne salutavano con gioia l’arrivo. Non esistendo le serre, infatti, l’inverno veniva affrontato senza verdure e quindi senza vitamina C. La più importante è senza dubbio la malva; con le sue tenere foglioline si fanno ottime insalate (mescolata soprattutto a salvastrella e lattuga selvatica) ma è sul versante terapeutico che questa pianta fa autentici miracoli; un decotto di foglie e fiori di malva è una panacea per qualsiasi tipo di patologie infiammatorie: dalle banali stomatiti dei bambini fino a gastriti e soprattutto patologie dell’apparato urinario(cistiti e prostatiti). Entrambi queste malattie tendono a recidivare con estrema facilità con fastidio enorme per chi ne soffre; le terapie sono sempre le solite: antibiotici per settimane e settimane; in questi casi la fitoterapia fa autentici miracoli: un decotto di malva mescolato ad erica ortica e timo può veramente bloccare il continuo ripetersi delle recidive. Se poi associamo a queste piante degli estratti di serenoa repens (palmetto della Florida) allora il successo terapeutico (per le prostatiti) è davvero enorme, il tutto senza effeti collaterali. E questo non ci deve meravigliare; da anni la moderna farmacologia si affida a simili piante medicali; in farmacia ci sono infatti tantissimi prodotti a base di ortica e serenoa per questi disturbi. Altre stupende piante medicali che hanno un buon uso gastronomico sono i vari cardi selvatici; in primis il cardo mariano cosi chiamato perché pare che le picchiettature bianche delle sue foglie altro non siano che le lacrime della Madonna che abbandonava Nazareth (da cui il termine mariano). Questi cardi insieme a crespigni e bardana offrono ottime zuppe ma soprattutto sono eccezionali per le patologie epatiche. Il cardo mariano infatti contiene una sostanza chiamata silimarina che ha un forte potere coleretico (induce cioè il fegato a produrre più bile); la silimarina è ampiamente impiegata dalle case farmaceutiche che ne hanno estrato ottimi farmaci epatoprotettori. E questo non deve meravigliare; madre natura fa anche di più; basti pensare alla recente scoperta nei limoni di una sostanza chiamata naringenina utile per blocare il virus della Epatite C. Eccezionali anche la bardana pianta dalle foglie immense con cui fare ottime zuppe e insalate; questa pianta oltre che ottima in cucina ha anche un forte potere ipoglicemizante, utilissima quindi per tutti i diabetici. Per finire la salvia e il rosmarino; come fa ad ammalarsi l’uomo che nel suo orto coltiva la salvia? Cosi recitava Lucrezio nel de Rerum natura; recente la scoperta nella salvia di una sostanza chiamata carnosolo utilissima per la profilasi del tumore al polmone dei fumatori. Nel rosmarino invece sono state individuate sostanze capaci di proteggere i vasi retinici del soggetto con ipertensione o diabete. Se salvia e rosmarino sono selvatiche anche meglio. Una forte raccomandazione: racogliete queste piante solo se le conoscete e soprattutto raccoglietele lontano da fonti di inquinamento(strade di grande comunicazione); per l’uso terapeutico affidatevi sempre al fitoterapeuta della voistra Asl che vi guiderà al meglio; il fai da te infatti è sempre pericoloso. * Fitoterapeuta e nutrizionista

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