Chiamatelo Oscar. E poco importa se è del vino o della televisione. L’Accademia del cinema di Los Angeles ha infatti perso la sua battaglia per avere in esclusiva il marchio, quello che contraddistingue la «notte delle stelle», la premiazione di attori, registi e film. Una guerra durata dieci anni, mossa contro l’Associazione italiana sommelier che, nel 1999, aveva istituito in Italia l’Oscar del vino. Una manifestazione «giocata» sui rimandi a quella americana – cena di gala rigorosamente a inviti, con ospiti in smoking, nomination e categorie – tutta però dedicata al mondo dell’enologia. Ma dopo 5 anni dalla prima kermesse, al presidente dell’Ais Franco Maria Ricci è arrivata una lettera da Los Angeles nella quale si intimava all’Associazione di non utilizzare più il nome «Oscar» per la manifestazione. E soprattutto una richiesta di indennizzo di 750 mila dollari. Per l’«inventore» dell’evento un colpo inaspettato. «Siamo rimasti sorpresi – racconta – la nostra idea era stata quella di celebrare un’altra forma di arte, quella del vino, utilizzando comunque un nome che fosse riconoscibile in tutto il mondo. Ma non volevamo neppure creare un’altra convention per soli esperti, il criterio doveva essere quello di premiare il vino di cui si era parlato di più in quell’anno, se vogliamo anche quello più di moda. Insomma la bottiglia che aveva riscosso maggiore successo tra la gente. Non il migliore in assoluto. Che forse non esiste neppure». E che l’idea fosse quanto mai azzeccata lo provarono i titoli del Tg1 la sera stessa della premiazione: dopo le notizie di guerra (nel 1999 era appena esploso il conflitto in Kosovo) e la politica, arrivò quello sulla prima edizione dell’Oscar del vino che si era svolta a Roma. Un successo replicato per cinque anni. Fino alla causa promossa contro l’Ais dall’Accademia di Los Angeles. La quale, nella sua guerra, ha trascinato anche la Rai che non ha più potuto usare il titolo «Oscar della televisione». «Ci sono voluti dieci anni ma alla fine abbiamo avuto ragione – racconta soddisfatto Franco Maria Ricci – prima abbiamo vinto in Tribunale e ora anche in Corte di Appello». Da quest’anno, dunque, tornerà l’Oscar del vino con una serata all’Hilton, l’albergo di Roma che ospita l’Ais, il 3 giugno. Le categorie dalle quali uscirà dovrà uscire il migliore sono otto: vino bianco, rosso, rosato, spumante, dolce, grande qualità a buon prezzo, migliore etichetta, migliore azienda e migliore olio raccolta 2012. «L’ultima è una novità – spiega il presidente dell’Ais – L’abbiamo voluta inserire per dare dignità a un mondo che, purtroppo, è ancora poco conosciuto. E che invece rappresenta un’altra delle eccellenze italiane». L’Associazione ha già selezionato 24 bottiglie, divise in 8 terne. E il giudizio finale, proprio per rispettare lo spirito dell’iniziativa, sarà affidato al pubblico dei lettori i quali, attraverso il sito Bibenda.it, dal 15 aprile al 20 maggio, potranno votare il loro preferito. Durante la serata verranno assegnati anche altri premi: miglior Enologo, miglior Ristorante, Migliore Enoteca, Migliore Comunicazione Televisiva del Vino, Miglior Giornalista/Scrittore, Migliore Innovazione nel Vino, Migliore Addetto Commerciale, Personaggio dell'Anno e Premio Speciale della Giuria.
Los Angeles perde la causa dell’Oscar
L’Accademia del cinema aveva denunciato l’Associazione Sommelier per un evento che usava lo stesso nome. Ora può tornare a utilizzarlo