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Arriva il rosé 2002 Dom Perignon, l’eccellenza della casa francese

Presentato al Gritti Palace Hotel di Venezia il vino più entusiasmante della maison d'oltralpe

Eccellenza chiama eccellenza. Per il debutto in Italia dell’annata 2002 del suo rosè, Dom Perignon ha scelto il Gritti Palace hotel di Venezia, appena riaperto al pubblico dopo 15 mesi di restauro, l’albergo dove ha soggiornato - e scritto – Ernest Hemingway durante la relazione con una nobildonna veneziana, e dove sono passati attori e principi di tutto il mondo. Un matrimonio di nobiltà, una fusione di due mondi che ammiccano e richiamano a vicenda note di eleganza assoluta. Questo rosè è riuscito a meravigliare addirittura il naso, e il palato, dello stesso chef de cave di Dom Perignon, Richard Geoffroy. E non solo il suo: l’accoglienza avuta nelle degustazioni prima del debutto ufficiale «in società» ha confermato lo stupore per un vino che ha tutte le qualità per diventare un protagonista assoluto. La storia della casa francese nasce da lontano, nel 1668, quando il giovane monaco benedettino Pierre Perignon entra come cellerario ed economo nell’abbazia benedettina di Hauvillers, nella Marna, in piena zona di champagne. Da allora si dedicherà quasi esclusivamente ai vigneti che circondano il monastero per realizzare un vino – un’unione tra uve bianche e nere, tra Chardonnay e Pinot – che dovrà essere di eccellenza assoluta. Risultato raggiunto, visto che verrà addirittura introdotto alla corte di Re Sole. Da allora l’eccellenza, unita all’innovazione, è sempre stata la stella che ha guidato la strada di Dom Perignon. E questo rosè 2002 sembra confermare, ancora una volta, che l’obiettivo è stato raggiunto. Grazie anche a condizioni climatiche che quell’anno hanno prodotto risultati quasi miracolosi. E questo per la concomitanza – perfetta – di una primavera secca, con qualche temporale a luglio, di una fine di agosto molto piovosa e di un settembre di nuovo, finalmente, di bel tempo con lunghe giornate soleggiate. Un miracolo per i viticoltori dello champagne che invece temevano una scarsa maturazione dei grappoli e una vendemmia poco promettente. Il risultato, raccontano a Dom Perignon, fu invece un raccolto «fresco, generoso e aromatico: grappoli di Chardonnay molto maturi, discretamente floreali, canditi, quasi al gusto di miele e acini di Pinot nero fruttati, intensi, vivaci». Presentato prima a Instambul e poi a Venezia il rosè 2002 colpisce subito per i suoi profumi, avvolgenti, per gli accenni di frutta e la mineralità propria della casa francese. Mentre nel finale emergono sentori di affumicato. Sensazioni confermate dalle note di degustazione di Dom Perignon: «Il bouquet è luminoso, vibrante, di ampio spettro e dominato da una vivace nota rosso arancio: questa complessità diventa poi più grave, più profonda con note affumicate e di ciliegia nera. In bocca la presenza del vino è sostenuta, notevolmente tattile, la consistenza è cremosa e l’intensità carezzevole. Una sensazione di pienezza che si prolunga e che mantiene a lungo la nota aromatica, calorosa, cristallina».

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