Le più importanti congratulazioni per Lionel Messi, lo scorso gennaio dopo l’assegnazione del suo quarto Pallone d’Oro che gli ha fatto superare i tre di Johan Cruijff, Michel Platini e Marco van Basten, sono arrivate dall’Unicef Italia che, insieme a «la Pulce», aveva realizzato durante il periodo natalizio un videomessaggio di sensibilizzazione per salvare migliaia di bambini ogni anno a rischio addirittura per malattie prevenibili e banali, come morbillo o dissenteria. Il Presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera, definì allora l’asso argentino «campione di solidarietà» ma, seppure calzante e nobile, la definizione è riduttiva. Messi è qualcosa di più di un campione di solidarietà; è una chiave in grado di aprire il cuore di un pubblico tra i più vasti per età, cultura, idee politiche e condizioni economiche, offrendo sostanza alle intenzioni. Messi unisce, aggrega, raccoglie e costruisce tangibili ponti di solidarietà tra settori produttivi che spesso non hanno rapporti diretti, e talvolta non condividono neanche i medesimi mercati. Uno dei migliori esempi di questo impegno sta nella realizzazione della linea di vini «Leo: esencia creadora», in collaborazione con l’azienda vinicola argentina Valentin Bianchi nell’ambito delle tante operazioni di aiuto e solidarietà della Fondazione Messi. I vini sono quattro: uno Spumante Extra Brut, un bianco da uve Torrontès 100% (vitigno bianco tipico argentino) e due rossi da Malbec (uva introdotta dalla Francia nel Paese sudamericano nella seconda metà dell’Ottocento). Il ricavato delle vendite di queste etichette verrà semplicemente e interamente utilizzato per finanziare le opere della Fondazione, sovvenzionando la specializzazione di medici argentini nella cura dei tumori infantili, recuperando centri sportivi abbandonati nelle periferie delle città o creando dei parchi per i bambini negli ospedali pediatrici, solo per citare alcune iniziative di cui è doveroso parlare. Da poco distribuiti in Italia, acquistare i vini di Leo Messi rappresenta un atto di civiltà, il carburante per una promessa di solidarietà mantenuta e rinnovata. Ma come sono questi vini? Descriviamo qui il Malbec Premium, che spicca su tutta la gamma. Da vigne piantate alla fine degli anni Ottanta, mostra un colore granato con riflessi bluastri. Solo apparentemente fragile, attacca il naso con un bouquet campestre e di terriccio, che lascia filtrare solo qualche nota di gioventù. Alcol e tannino in alleanza non riescono a tenere a freno la straripante potenza aromatica di questa meraviglia, impressionante sin dai primi attimi: prodigioso il modo quasi svagato con cui scaraventa al palato la sua carica tannica e strutturale. Sorso irrefrenabile, rabbiosa accelerazione all’assaggio: un’interpretazione geniale, tutta in leggerezza; nel finale tende a dilagare in un’aerea freschezza ritmata, finché con apparente indifferenza non impone i suoi deliziosi virtuosismi per minuti interi. Si eclissa poi su richiami di sottobosco a sigillare un’esibizione magnifica. Piccolo, grandioso fuoriclasse. La sua esuberanza riflette la giovane età (delle vigne) e la generosità del vino, tradizionale per l’azienda, ma rarissimo, da chiudere a chiave in cantina per altri dieci anni almeno. Vino esempio di irripetibilità, come colui che lo firma, artista in campo e fuori, benefattore per tanti bambini dal futuro sospeso, proprio come il pallone da calcio qualche secondo prima di gonfiare la rete. «Se fosse possibile, scambierei i miei gol con insegnanti e scuole, e con cibo per permettere a ogni bambino di crescere sano». Firmato Lionel Messi.
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