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Auto elettriche, il contro di Motus-E

AUTOMOTIVE

Simone Vitta
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L’auto elettrica continua a dividere. Costa, richiede infrastrutture, pesa sulle scelte industriali e non può essere trattata come una religione tecnologica. Ma in piena crisi petrolifera, con il Medio Oriente che fa tremare i mercati dell’energia, il tema assume anche un’altra dimensione: quella della sicurezza nazionale. È da qui che Motus-E rilancia la partita, presentando a Roma il nuovo “Libro Bianco sulla mobilità elettrica” durante la conferenza “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità”.

 

 

Secondo l’associazione, che riunisce operatori della filiera elettrica, al 2035 l’Italia potrebbe ridurre le importazioni di greggio tra 34,6 e 41,5 milioni di barili l’anno. Tradotto in denaro, il beneficio viene stimato tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro annui. Numeri che non cancellano i dubbi degli automobilisti, né i ritardi della rete di ricarica, ma che spostano il confronto dal terreno ideologico a quello più concreto della bolletta energetica del Paese.

Lo studio parte da una fotografia non esaltante: oggi in Italia circolano circa 830 mila veicoli elettrici e plug-in tra auto, furgoni e camion, mentre i punti di ricarica pubblici sono oltre 78 mila. Il mercato resta indietro rispetto all’Europa: nel primo trimestre 2026 la quota delle auto elettriche si è fermata all’8%, contro il 20% medio europeo.

 

 

Da qui i due scenari elaborati da Motus-E. In quello conservativo, senza nuovi incentivi per le auto e con attivazione solo parziale dei fondi Pnrr per le colonnine, nel 2035 circolerebbero 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di plug-in. La rete pubblica arriverebbe a quasi 133 mila punti, affiancati da 3,3 milioni di ricariche private. Nello scenario accelerato, con incentivi strutturali, più fondi per i mezzi commerciali e una spinta sulle flotte aziendali, i veicoli elettrici salirebbero a 6,8 milioni, i plug-in a 2,4 milioni e le colonnine pubbliche supererebbero quota 164 mila.

Resta il nodo politico: come usare i 14 miliardi concessi dall’Europa all’Italia per accelerare la transizione energetica. Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, chiede di impiegarli anche sulla mobilità elettrica, legando la scelta alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Una tesi discutibile per chi teme invece nuovi sussidi e forzature di mercato che anticipano delle vendite, senza sviluppare in maniera sana l’evoluzione del mercato stesso. Senza dimenticare mai che alla fine è il consumatore che decide.

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