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Venezuela, il doppio terremoto è un apocalisse: oltre 900 morti, si scava tra le macerie

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Foto: Lapresse

Angela Barbieri
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Nello Stato di La Guaira si continua a scavare tra polvere, sangue e macerie, dopo il violento doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 che ha messo in ginocchio il Venezuela. È una corsa contro il tempo per cercare di portare in salvo le persone rimaste intrappolate sotto ammassi di detriti e calcinacci. L'ultimo bilancio fornito dalle autorità di Caracas è di oltre 900 morti e circa 3400 feriti, ma il numero è destinato ad aumentare. Sono ancora più di 50mila le persone che sono state segnalate come disperse dai propri cari attraverso la piattaforma online Desaparecidos terremoto Venezuela.

 

 

Fra le vittime, ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ci sono anche tre cittadini italo-venezuelani, oltre a cinque feriti accertati e 35 persone "sicuramente disperse". Il titolare della Farnesina ha parlato di dati "molto approssimativi". "Non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie", ha spiegato Tajani. Per dare aiuto alla popolazione venezuelana, è partito un volo dell'Aeronautica militare coordinato dal dipartimento della Protezione civile, con a bordo personale sanitario e vigili del fuoco con compiti di ricerca e soccorso, assistenza sanitaria e coordinamento logistico. Sul volo è presente anche una squadra dell'Unità di crisi della Farnesina. Un secondo velivolo con aiuti umanitari è in partenza sabato. "Faremo tutto ciò che è in nostro potere per aiutare la popolazione civile - ha assicurato il ministro degli Esteri -, stanno arrivando aiuti da tutto il mondo ed è partito anche il meccanismo di protezione civile dell'Unione europea". La prima vittima italo-venezuelana di cui è giunta la conferma ufficiale è Giuseppe Colaianni. Il 55enne, originario di Calascibetta, in provincia di Enna, viveva a La Guaira, una delle zone più colpite, ed è riuscito a mettere in salvo la moglie prima di finire schiacciato sotto le macerie. Nella lista dei dispersi invece figura Francesca Mannina, italo-venezuelana di origine palermitana. La donna, nata in Sudamerica, è figlia di una famiglia emigrata da Balestrate, in provincia di Palermo.

 

 

Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) fino a 6,76 milioni di persone potrebbero essere state colpite dal sisma, di cui circa 2 milioni nella sola Caracas. Tra la devastazione e il dolore, in queste ore si sono vissuti anche momenti di speranza. Una donna, Graciela Mora, è stata estratta viva dalle macerie dopo un giorno e mezzo. "Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta", "l'ho afferrato così forte che mi sono rotta un dito, finché poi il palazzo è crollato", ha raccontato, parlando con la Bbc, mentre era ancora sulla barella. Dopo che è stata tratta in salvo è scoppiato l'applauso tra i presenti. A Caracas, nel quartiere di San Bernardino, tra i più colpiti della città, un giovane è stato portato via dai cumuli di detriti mentre la madre in lacrime gli diceva "Leandro, ti amo". La tv di stato ha mostrato immagini drammatiche dei salvataggi, come quelle di una donna intrappolata sotto una lastra di cemento, di cui si vedeva solo un piede nudo che spuntava tra le macerie. Non ce l'ha fatta invece la moglie di un calciatore venezuelano, Héctor Enrique "Kike" Bello, morta mentre faceva scudo con il suo corpo per salvare la bimba di pochi mesi, che è riuscita a sopravvivere. "Come spiegherò" a nostra figlia "che hai dato la vita per salvarla?", si è sfogato sui social il calciatore, che ha ricevuto decine di messaggi di conforto.

La presidente venezuelana ad interim Delcy Rodriguez si è recata nello Stato di La Guaira, epicentro del sisma, e in particolare nella città costiera di Macuto. Il ministro dell'Interno, Diosdado Cabello, ha riferito che nella regione costiera sono crollati più di 100 edifici. Oltre 70.000 famiglie, ha aggiunto, sono state colpite dal sisma. Alcuni cittadini in Venezuela hanno denunciato una mancanza di soccorritori dello Stato, mentre i residenti si sono aiutati a vicenda a cercare i propri cari scavando tra le macerie. La situazione è critica anche negli ospedali. Il vescovo di Puerto Cabello, José Antonio Da Conceição Ferreira, ha detto all'agenzia Sir che l'ospedale della città è "completamente al collasso". A Caracas è arrivato intanto il maggior generale Kevin J. Jarrard dei Marines, per coordinare gli aiuti. Giovedì il presidente Donald Trump, che a gennaio ha ordinato un blitz per catturare l'allora presidente del Venezuela Nicolas Maduro, ha affermato che gli Usa erano pronti ad aiutare. Il dipartimento del Tesoro ha sospeso fino al 23 ottobre alcune sanzioni in vigore, per consentire transazioni verso il Paese, altrimenti vietate.

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