Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Venezuela 51° Stato americano, il piano di Trump: nel mirino dopo Groenlandia e Canada

Foto: Ansa

Pietro De Leo
  • a
  • a
  • a

E ora tocca al Venezuela. No, non come cambio di governo: quello è avvenuto da un pezzo, all’inizio di quest’anno, dopo il blitz che ha portato all’arresto di Maduro e all’avvicendamento con Delcy Rodriguez — sempre dittatura, ma più "USA friendly". Tocca al Venezuela finire nella casella virtuale di 51esimo Stato americano. Lo ha annunciato ieri Donald Trump, parlando a Fox News. Il tycoon ha affermato di stare “valutando seriamente” la possibilità di “rendere il Venezuela il 51esimo Stato degli Stati Uniti”. Da Caracas, Rodriguez ha ribattuto che no, loro non pensano per niente a quest’opzione, “mai presa in considerazione”.

 

E però c’è un racconto che si arricchisce: quello di un Trump tutt’altro che isolazionista, in forma e sostanza. Pronto non solo a esercitare l’influenza sugli asset politico-territoriali di suo interesse, ma anche a rivoluzionare la toponomastica in chiave propria. Anzi, MAGA all’ennesima potenza. Così, ai tempi della fase crepuscolare di Justin Trudeau in Canada, Trump aveva ben pensato di “assorbire” il Paese confinante: “Forse il Canada dovrebbe diventare il 51esimo Stato degli Stati Uniti”.

 

Formula, dunque, ricorrente. E ben conoscono gli europei quanto turbamento suscitò la mira puntata sulla Groenlandia: “Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale”, oppure “In un modo o nell’altro ce la prenderemo… è inaccettabile che la Groenlandia non sia nelle mani degli Stati Uniti”. Poi ci sono i tentativi di re-brandizzare, diciamo così, ciò che gli interessa. Una formula apparentemente di mero marketing politico ma che, se letta in controluce, suggerisce qualcosa di più profondo: un tentativo di egemonia. “Cambieremo il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America”, disse durante un intervento riguardante proprio la toponomastica. Oppure, venendo a queste travagliate settimane, rivolto agli iraniani ha lanciato un appello: “Devono aprire lo Stretto di Trump”, poi si è corretto, “voglio dire lo Stretto di Hormuz”. È il mondo che, visto dallo Studio Ovale della Casa Bianca, diventa un’immensa Trump Tower.

Dai blog