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L'Iran non accetta le condizioni Usa. Vance sospende il viaggio. Il mondo appeso a un filo

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Foto: Ansa 

Andrea Riccardi
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Il viaggio di J.D. Vance a Islamabad è stato sospeso dopo che l'Iran non ha rispettato i termini non ha risposto alle posizioni negoziali americane. Teheran, scrive The New York Times, non è disposta al momento a soddisfare le condizioni poste dagli Stati Uniti per il raggiungimento di un accordo che possa portare alla fine della guerra. È così il vicepresidente ha deciso di non partire. Un rinvio non una rinuncia, fanno sapere dalla Casa Bianca. La visita potrebbe riprendere se l'Iran accettasse queste condizioni, ma gli Usa attendono un segnale che indichi la disponibilità dei negoziatori iraniani a firmare l'accordo. Gli occhi del mondo restano puntati su Islamabad, dove sono attesi le delegazioni di Stati Uniti e Iran per il secondo round di negoziati. Che tutti sperano riprendano presto. Ma, a poche ore dalla scadenza del cessate il fuoco, regna ancora grande incertezza sugli incontri. Tra annunci e smentite si rincorrono le voci sulla presenza dei rappresentanti di Teheran.

Secondo Axios, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe dato il benestare alla delegazione per partecipare ai colloqui, un via libera che sarebbe arrivato "lunedì sera". A guidare i mediatori avrebbe dovuto essere il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Poi lo stop. Quelle condizioni poste dagli Usa e non accettate dall'Iran. Il governo di Islamabad comunque sostiene però di essere ancora in attesa di una risposta ufficiale da parte di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha chiarito che l'esitazione nel partecipare ai negoziati in Pakistan non deriva da indecisione, bensì "a messaggi contraddittori, comportamenti contraddittori e azioni inaccettabili da parte americana". L'Iran, ha aggiunto, deciderà se partecipare ai negoziati "quando questi diventeranno orientati ai risultati".

Una posizione che ha portato al rinvio della missione di Vance a Islamabad. Al momento non è chiaro quando e se partirà. Anche gli altri membri della delegazione americana, Steve Witkoff e Jared Kushner, si troverebbero ancora negli Stati Uniti. Per rendere ancora più imprevedibili gli sviluppi delle prossime ore che contribuiranno alle dichiarazioni di Trump. Il presidente ha affermato di credere che gli Stati Uniti "giungeranno a un ottimo accordo" con l'Iran. "Penso che non abbiamo scelta. Abbiamo distrutto la loro Marina, abbiamo distrutto la loro Aeronautica, abbiamo eliminato i loro leader", ha detto il tycoon, aggiungendo di non avere interesse a prolungare la tregua oltre la nuova scadenza fissata per le 20 di mercoledì sera, ora di Washington. "Non voglio farlo", ha dichiarato. "Non abbiamo molto tempo".

Il capo della Casa Bianca, che ha accusato gli Ayatollah di aver "violato il cessate il fuoco numerose volte", ha annunciato di essere pronto a riprendere i raid sull'Iran se non ci saranno progressi nei colloqui. "Mi aspetto di bombardare, perché penso che sia l'atteggiamento migliore con cui presentarsi. L'esercito è impaziente di intervenire", ha aggiunto. Mentre ha già inviato 50 mila soldati e marines in Medio Oriente. Resta incerta anche la situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei nodi cruciali della possibile trattativa per un accordo. Secondo The Wall Street Journal, per Teheran la revoca del blocco sui porti iraniani è la condizione imprescindibile per prendere parte ai negoziati. Per Trump gli Usa hanno il “controllo totale dello Stretto di Hormuz”.

Il Comando Centrale Usa ha riferito che, dall'inizio del blocco, le forze statunitensi hanno ordinato a 28 imbarcazioni di invertire la rotta o rientrare in porto. Secondo i media iraniani, però, una petroliera, partita a fine marzo con destinazione Indonesia, avrebbe violato il blocco navale attraversando Hormuz. L'imbarcazione, appartenente alla National Iran Tanker Company, dovrebbe giungere domani sull'isola di Kharg. Quanto al sequestro della nave mercantile iraniana Touska da parte delle forze statunitensi, il ministero degli Esteri di Teheran ha chiesto "l'immediato rilascio della nave, dei marinai, dell'equipaggio e delle loro famiglie".

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