Emergenza migranti, dall'Europa regole comuni per i rimpatri
Ancora morti in mare, accuse delle Ong a Italia, Malta e Ue e la risposta di Bruxelles: più rimpatri condivisi. Ventiquattro ore «calde» sul fronte immigrazione. A Cutro con il ritrovamento di altri due cadaveri sale a 81 il bilancio delle vittime del naufragio del 26 febbraio di cui 33 bambini. Giovedì a Palazzo Chigi saranno ricevuti i superstiti - circa 40 su 80 sopravvissuti quelli ancora presenti in Calabria - e i parenti delle vittime (che martedì hanno depositato una memoria in Procura a Crotone tramite gli avvocati); ma non tutti sono intenzionati ad accettare l’invito a Roma e lasciare Crotone. Almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sul destino delle salme e sull’identificazione dei corpi. Intanto sarebbero 7 i cadaveri ancora non identificati. Nel frattempo le Ong tornano all’attacco dopo l’ennesima tragedia domenica a largo della Libia con 17 persone salvate e sbarcate a Pozzallo e 30 dispersi. Italia e Malta «hanno lasciato ancora una volta persone morenti in mare», è l’accusa congiunta di Alarm Phone, Sea-Watch e Mediterranea Saving Humans. Le Ong hanno reso pubblici i contatti con le autorità di Roma, La Valletta e Tripoli intercorsi tra le 2.28 la notte dell’11 marzo. Trentasei ore tra la prima mail ai Centri di soccorso marittimo dei tre Paesi e la notizia del ribaltamento del barcone durante il tentativo di soccorso del mercantile «Froland», appresa alle 14.35 di domenica quando non si avevano più notizie dalle 7 del mattino. Tempo che per le organizzazioni umanitarie sarebbe stato sufficiente «se solo avessero deciso di coordinare un’operazione di soccorso» invece che attendere e indicare la «cosiddetta Guardia costiera libica» che dopo 15 ore di tentennamenti e mancate risposte ha comunicato di non avere «navi disponibili da inviare» da Bengasi (ore 16.51).
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Proprio i Guardiacoste libici - finanziati e sostenuti da Italia e Ue che in questi anni hanno riportato in nord Africa circa 100mila migranti - sono il bersaglio e il simbolo per le accuse di «esternalizzazione delle frontiere» rivolte a Bruxelles che dovrebbe «garantire percorsi sicuri e legali» e «impegnarsi in operazioni coordinate di ricerca e salvataggio». Quello delle migrazioni è un «fenomeno di dimensione epocale e crescente», ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che «non è affrontabile a livello bilaterale» con «i paesi di origine e transito» ma «serve un’azione europea». Chiamata in causa l’Europa ha fatto sapere per bocca della commissaria Ue agli Affari interni, Ylva Johansson, che «l’unico modo per salvare vite umane è evitare che i trafficanti riescano a vendere questi viaggi». La Commissione europea ha presentato ieri il quadro strategico per la gestione europea integrata delle frontiere (Eibm) per 5 anni illustrando i punti chiave in conferenza stampa: un sistema unionale per i rimpatri che preveda da una parte incentivi agli stranieri che scelgano il rimpatrio volontario assistito e strutture di consulenza sul tema in ogni Paese, ma soprattutto il riconoscimento delle reciproche decisioni di rimpatrio fra Stati membri con la possibilità di effettuare i voli da qualsiasi parte d’Europa attraverso il supporto di Frontex. Rispetto alle frontiere condivise, 15 le «componenti» elencate dall’Esecutivo Ue: fra queste, sorveglianza ai confini con telecamere e droni e sistema condiviso di informazione su visti e autorizzazione ai viaggi.
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