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Lo sciopero generale è un bagno di sangue

Mezzo milione in piazza, scontri e feriti

Silvia Sfregola
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Una marea umana di oltre mezzo milione di manifestanti ha invaso le strade di Barcellona nel giorno di sciopero generale in Catalogna contro le condanne dei leader indipendentisti. Qui sono giunte per l'occasione, dopo tre giorni di cammino, le "marce per la libertà" partite da cinque diverse città catalane. Scontri sono scoppiati fra polizia e dimostranti, con lanci di oggetti e ripetute cariche da parte degli agenti. E i disordini degli ultimi giorni in Catalogna hanno portato alla decisione della federcalcio spagnola di rinviare il "Clasico" del 26 ottobre, cioè la partita fra Barça e Real Madrid, uno dei match più visti del pianeta. I club dovranno ora fissare una nuova data: hanno già proposto alla federazione il 18 dicembre. A Barcellona gli scontri sono diventati violenti. I dimostranti continuano a lanciare oggetti contro le forze di polizia, che hanno caricato la folla e stanno utilizzando gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Secondo i media locali, il bilancio dei feriti nelle proteste in tutta la regione catalana aggiornato alle 20 è di 35 persone, 25 dei quali a Barcellona. Almeno dieci i manifestanti fermati dalla polizia. La polizia ha raccomandato alla popolazione di evitare le zone di via Laietana e piazza de Urquinaona «per atti vandalici». Si tratta del quinto giorno di proteste dopo le pesanti condanne emesse lunedì dalla Corte suprema spagnola contro i leader indipendentisti per il tentativo di secessione del 2017; le pene vanno da 9 a 13 anni di carcere. Lunedì stesso erano scattate immediatamente le proteste lanciate con un tam tam sui social dalla piattaforma "Tsunami democratic", che in poche ore è riuscita a mobilitare circa 10mila persone riuscendo a bloccare l'aeroporto di Barcellona: la giustizia spagnola ha aperto ora un'indagine a carico di questa organizzazione per sospetto «terrorismo» e ha bloccato l'accesso al sito internet e ai profili social della piattaforma. Teatro la notte prima di nuovi scontri fra manifestanti e polizia, il Paseo de Gracia di Barcellona è stato invaso da una marea gialla, rossa e blu, come i colori della bandiera catalana. Almeno 525mila i partecipanti al corteo, secondo la polizia municipale. Gli scontri sono scoppiati al termine della protesta, vicino al quartier generale della polizia, dove centinaia di dimostranti più radicali hanno incendiato cassonetti della spazzatura e sfidato gli agenti in tenuta anti-sommossa che lanciavano lacrimogeni per disperderli. Lo sciopero generale in Catalogna, ricca regione che vale un quinto del Pil spagnolo, ha avuto effetti evidenti. A Barcellona, per esempio, la celebre basilica della Sagrada Familia ha chiuso i battenti e la Liceu Opera ha annullato la rappresentazione che era in programma per oggi. Chiusa inoltre la maggior parte degli stand del mercato della Boqueria, spesso meta dei turisti, e chiusi anche numerosi negozi. Secondo le autorità, 57 voli sono stati annullati all'aeroporto e diverse strade sono state interrotte, fra cui la AP7 che porta verso la Francia. La casa automobilistica Seat ha chiuso la sua fabbrica di Martorell, vicino Barcellona, che ha oltre 6.500 impiegati. «C'è bisogno che l'Europa risolva questo conflitto», è l'appello lanciato da Pep Guardiola, l'allenatore catalano del Manchester City. A meno di un mese dalla quarte elezioni legislative in quattro anni, che si terranno il 10 novembre, in Spagna la nuova "crisi catalana" mette in difficoltà il governo del premier socialista Pedro Sanchez, sotto pressione da parte della destra, che chiede misure eccezionali per ristabilire l'ordine. Da Bruxelles, Sanchez ha risposto che lo Stato «non può lasciarsi andare a una reazione eccessiva», assicurando tuttavia che «non ci sarà impunità davanti ad atti di vandalismo». 

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