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Su Marte c’è l’acqua. Trovati ruscelli

La sonda ha fotografato fiumiciattoli larghi 5 metri. Nasa: il liquido si forma durante l’estate VERSO EXOMARS2016 Cristoforetti "Ci conto di andare su Marte"

Su Marte scorre acqua. Acqua che durante la stagione più calda diventa liquida e scorre in ruscelli che lascianno striature scure sulla superficie del pianete. Le prove che le misteriose striature testimonino la presenza di H2O sono arrivate dal satellite americano Mars Reconnaissance Orbiter lanciato dalla Nasa e sono state pubblicate su periodico «Nature Geoscience». «È la prima volta che viene dimostrata l’esistenza di un ciclo dell’acqua su Marte», spiega Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana. A fornirla è il gruppo dell’Istituto di Tecnologia della Georgia guidato da Lujendra Ojha. Non si tratta dei canali d’acqua ipotizzati nell’Ottocento da Giovanni Schiaparelli, ma «rivoli» stagionali con tracce di sali che si formano solo in presenza di acqua. L’acqua marziana compare solo in alcune stagioni, sotto forma di gocce che si condensano all’interno di stretti canali larghi poche decine di centimetri e considerati un enigma mistero sin dalla scoperta, avvenuta negli Anni Settanta. Da allora vengono indicati con la sigla Rsl (dall’inglese «recurring slope lineae») e da subito è nato il sospetto che i minuscoli canali fossero disegnati dallo scorrimento di piccole quantità di acqua salata, che si condensa durante i mesi più caldi. Finora le immagini satellitari avevano osservato la formazione di «righe» scure, lunghe fino a cinque metri, lungo i pendii marziani, a latitudini e quote molto differenti. Queste linee scure hanno la caratteristica di comparire e allungarsi sempre più durante l’estate marziana per poi svanire in inverno. La capacità degli strumenti non permetteva però di definire con certezza se i canali potessero essere provocati dall’acqua oppure da qualche altro fenomeno ancora non compreso. La presenza di sali idrati negli stessi momenti in cui le linee si formano è adesso, per i ricercatori dell’istituto di Atlanta, la prova attesa da tempo dell’esistenza sul pianeta rosso di acqua allo stato liquido, seppur in piccole tracce. Da quando il fenomeno è stato osservato per la prima volta e poi monitorato con continuità dalle sonde attorno a Marte, le ipotesi avanzate per spiegarlo sono state assai differenti: una delle più accreditate interpretava le strisce scure come il risultato di fuoriuscite di acqua dai bordi dei crateri. Ma gli strumenti orbitali del passato non avevano la capacità di indagare fasce non più larghe di cinque metri. Lujendra Ojha ha messo a punto una metodologia per studiare lo spettro, ossia la composizione chimica, di un singolo pixel delle immagini giunte da Marte, e in questo modo ha dimostrato che a rendere scure quelle lingue la sabbia è la presenza di acqua salata. «L’analisi della sabbia vicino alle lingue scure non mostrano la presenza di sali e dunque essi fuoriescono insieme all’acqua», sottolineano i ricercatori. «Si tratta di perclorato di magnesio, trovato anche dove sta lavorando il rover Curiosity». Scoprire ora da dove arriva l’acqua non appare semplice. I ruscelli potrebbero essere legati alla presenza di ghiaccio che si scoglie e fuoriesce per poi evaporare. Non è necessario che la temperatura superi gli zero gradi centigradi per avere acqua liquida, perché la presenza di alcuni sali può portare la temperatura di liquefazione anche a -190 gradi centigradi. E in certe regioni del pianeta la temperatura in estate supera i 15 gradi.

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