Il 29 novembre la Spagna andrà al voto e gli spagnoli sceglieranno anche le alleanze di governo. Pedro Sánchez punta su socialisti, sinistra radicale e indipendentisti; Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare, su Vox di Santiago Abascal. Servono 176 seggi su 350. Secondo GAD3, popolari e Vox ne avrebbero 198, contro i 107 del PSOE.
A sinistra Ada Colau, ex sindaca di Barcellona, quella del presepe di scatoloni da quasi 100 mila euro e dei corsi per occupare immobili ospitati in locali comunali, secondo l’opposizione, tenta di ricomporre il Frente Amplio. Podemos resta fuori con Irene Montero, ex ministra dell’Uguaglianza, è quella della villa da 600 mila euro e della legge sul consenso che ha ridotto le pene a oltre mille condannati per reati sessuali. Difendeva lo slogan «Sola e ubriaca voglio tornare a casa», ma è rimasta praticamente muta sulle violenze sessuali denunciate a Ceuta: 37 procedimenti, 39 vittime, 14 minorenni.
A Madrid le alleanze pesano anche sulla giustizia: il Senato sceglierà quattro giudici costituzionali con una maggioranza di tre quinti. Il 14 ottobre il Tribunale dei Conti ha applicato l’amnistia a Carles Puigdemont, ex presidente catalano e secessionista del 2017 (difeso da un avvocato condannato per complicità in un sequestro dell’ETA), e ad altri 34 dirigenti per le spese del referendum. L’amnistia riguarda i conti, non i reati.
E a proposito di conti, Sánchez vanta la crescita del PIL, ma in otto anni ha fatto approvare tre leggi di bilancio, nessuna in questa legislatura: resta quella del 2023. Gli affitti richiesti sono saliti da 10,5 a 15,1 euro al metro quadrato. I socialisti hanno fatto un simbolo della pensionata madrilena morta a 87 anni dopo lo sfratto dalla casa abitata per settant’anni: pagava 500 euro, la proprietà ne chiedeva 2.650. Sánchez dichiara una casa e mezza e quasi 13 mila euro di affitti nel 2023. La ministra della Casa ha quote di tre abitazioni, quello della Giustizia tre, quello dell’Agricoltura quote di cinque; una deputata socialista ne dichiara tredici. Gli alloggi di servizio? 443 metri quadrati per la ministra del Lavoro, 296 per quella della Scienza.
Sul governo pesano poi le inchieste su ex dirigenti e familiari di Sánchez e il dossieraggio dell’Interno: 280 giornalisti schedati in 54 pagine. Sánchez e due ministri sono stati spiati con Pegasus, software che sottrae dati dai cellulari; sospetti sul Marocco, senza conferme giudiziarie. Gli spagnoli dovranno decidere se confermare un presidente che, pur di salvaguardare i rapporti con Rabat, ha minimizzato quanto accaduto a Ceuta. Mentre la città affrontava un afflusso di almeno 70 mila persone, soprattutto marocchini, Sánchez era in vacanza. Ha poi smentito pubblicamente gli allarmi dei servizi segreti, dell’esercito e della polizia, entrando in contrasto con gli apparati della sicurezza nazionale. Una sicurezza che riguarda anche l’Europa, coinvolta dalle scelte dell’ex governo sánchista.
Come la «legge dei nipoti», che consente ai discendenti degli emigrati di ottenere la cittadinanza spagnola, quindi europea, anche senza aver vissuto nel Paese. Oltre 1,2 milioni di domande, 2,7 milioni di elettori all’estero e 162 comuni dove superano i residenti. E poi Pechino: server Huawei per le intercettazioni giudiziarie e una fabbrica automobilistica del gruppo cinese SAIC vicino all’arsenale della Marina militare spagnola di Ferrol.
Di contro a destra arrivano gli endorsement internazionali: Jordan Bardella, leader del Rassemblement National francese, è già stato a Madrid; atteso il presidente argentino Javier Milei, vicino ad Abascal e con possibili sponde nel Partito Popolare, soprattutto con Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid.
Abascal avverte: «Dobbiamo prepararci al peggio» e accusa Sánchez di aver «rubato persino le elezioni del proprio partito». Un attacco alla singolare carriera del premier: nel 2003 entrò al Comune di Madrid dopo due dimissioni, nel 2008 al Congresso da subentrante. Nel 2018 conquistò la Moncloa con la sfiducia a Rajoy, nel 2019 vinse senza maggioranza assoluta e nel 2023 rimase al governo pur essendo arrivato secondo, grazie agli indipendentisti. Il 29 novembre si voterà. Poi toccherà alle alleanze.
