Esteri

"Chi pensa al divorzio cattolico sbaglia La dottrina della Chiesa non cambia"

L'intervista sul volo di ritorno dagli Usa

Dal Sinodo al ruolo della donna, dalla Cina agli abusi sessuali. Durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dagli Stati Uniti il Papa ha toccato anche temi personali. Eccone un’ampia sintesi.     Che cosa l'ha sorpresa degli Stati Uniti e che cosa è stato diverso da quello che si aspettava? È la prima visita, mai ero stato qui. Mi ha sorpreso il calore della gente, tanto amabile, e una cosa bella e anche le differenze tra Washington, con un'accoglienza calorosa, ma un po' più formale, e New York, un po' straripante, e Filadelfia, molto espressiva.     Quali sfide deve affrontare la Chiesa negli Usa? Dobbiamo continuare a lavorare con questo popolo credente come abbiamo lavorato fino adesso (...) La sfida della Chiesa oggi è essere come è stata sempre, vicina al popolo degli Stati Uniti.     Philadelphia ha avuto tempi difficili per gli abusi sessuali. Ha sorpreso il fatto che parlando ai vescovi a Washington lei abbia offerto consolazione. A Washington ho parlato a tutti i vescovi degli Stati Uniti. Ho sentito il bisogno di esprimere la compassione perché è accaduta una cosa bruttissima, e tanti di loro hanno sofferto, perché non sapevano e quando la cosa è scoppiata hanno sofferto tanto: sono uomini di Chiesa, di preghiera, veri pastori. Ho usato una parola della Bibbia, dell'Apocalisse: "state venendo dalla grande tribolazione" (...) È stata non dico un’apostasia ma quasi un sacrilegio! Gli abusi avvengono dappertutto: in famiglia, nel vicinato, nelle scuole, nelle palestre. Ma quando un sacerdote fa un abuso, è gravissimo perché la vocazione del sacerdote è far crescere quel bambino o quella ragazza su, verso l'amore di Dio, verso la maturità affettiva, verso il bene. E invece di fare questo, lo ha sfasciato con il male e per questo è quasi un sacrilegio (...) E sono colpevoli anche quelli che hanno coperto, anche alcuni vescovi che hanno coperto questo. È una cosa bruttissima e le parole di conforto ai vescovi non significano: "no, no, stai tranquillo, non è niente". Ma è dire: "è stato molto brutto, mi immagino che abbiate pianto tanto". Questo era il senso di quelle parole. E oggi ho parlato duro.     Tanti sacerdoti non hanno chiesto perdono per gli abusi commessi. Li perdona? E che cosa pensa delle famiglie che non vogliono perdonare? Se una persona ha fatto il male, è cosciente di ciò che ha fatto e non chiede perdono, io chiedo a Dio che lo tenga in conto, io li perdono ma lui n on riceve il perdono perché è chiuso. Tutti siamo obbligati a perdonare, perché tutti siamo perdonati. Un'altra cosa è ricevere il perdono (...) Non tutti possono riceverlo, non tutti lo sanno ricevere o sono disposti a riceverlo. E così si spiega perché c'è gente che finisce male la propria vita e non può sentire la carezza di Dio. Comprendo che le famiglie possano non perdonare: prego per loro, non le giudico. Le comprendo. Una volta una donna mi ha detto: quando mia madre scoprì che mi avevano abusato, ha bestemmiato contro Dio, ha perso la fede ed è morta atea. Io la comprendo questa donna. E Dio, che è più buono di me, la comprende. Sono sicuro che questa donna Dio l'ha accolta, perché quello che è stato abusato, manomesso era la sua propria carne, la carne di sua figlia. Ma lo comprendo. Non cerco di dirle che deve perdonare, prego e chiedo a Dio, che è un campione per trovare vie di perdono.     Il processo di pace in Colombia: c’è un accordo tra il governo e le Farc. Si sente un po' parte di questo accordo? Quando ho avuto la notizia che a marzo sarebbe stato firmato l'accordo ho detto al Signore: fa che arriviamo a marzo con questa bella intenzione (...) Mi sono sentito parte nel senso che ho sempre voluto questo: ho parlato due volte col presidente Santos e la S. Sede - non solo io - è tanto aperta per aiutare in ciò che si poteva fare.     Che cosa prova quando l'aereo se ne va da un Paese che ha visitato? Questo è un po’ personale (...) mi vengono alla mente gli sguardi di tanta gente e mi viene voglia di pregare per loro e dire al Signore: io sono venuto qui per fare del bene, forse ho fatto del male, perdonami. Ma custodisci tutta quella gente che mi ha guardato, che ha sentito le cose che ho detto, anche quelli che mi hanno criticato. Il discorso è un po’ personale, questo non si può dire sui giornali...     La crisi migratoria in Europa: alcuni Paesi costruiscono barriere. Che ne pensa? Si arriva a uno stato di crisi dopo un processo lungo, e questo è durato anni, perché le guerre dalle quali quella gente fugge sono combattute da anni. La fame è fame da anni. Quando penso all'Africa - forse è un po' semplicistico ma lo dico come esempio - mi viene da pensare come al Continente sfruttato. (...) Invece di sfruttare un Continente o un Paese o una terra, bisogna fare degli investimenti perché quella gente abbia lavoro. Così si eviterebbe questa crisi. Lei sa come finiscono i muri. Tutti i muri crollano: oggi, domani o dopo cent'anni ma crollano. Non è una soluzione. In questo momento l'Europa è in difficoltà, dobbiamo essere intelligenti, non è facile trovare soluzioni. Ma con i dialoghi fra Paesi bisogna trovarle. (...) Le barriere durano poco o molto ma non sono una soluzione. Il problema rimane e rimane con più odio.     In vista del Sinodo, nel suo cuore di pastore vuole davvero una soluzione per i divorziati risposati? Il suo «motu proprio» sulla facilitazione dei processi di nullità matrimoniali è un «divorzio cattolico»? Nella riforma dei processi ho chiuso la porta alla via amministrativa attraverso la quale poteva entrare il divorzio. Chi pensa al divorzio cattolico, sbaglia. (...) Ci sarà sempre la via giudiziaria. Questo è stato chiesto dalla maggioranza dei padri del Sinodo dell'anno scorso: snellire i processi (...) La giurisprudenza cambia. (...) Il motu proprio facilita i processi nei loro tempi, ma non introduce divorzio, perché il matrimonio quando è sacramento, è indissolubile e questo la Chiesa non lo può cambiare, è dottrina, è un sacramento indissolubile. Il procedimento giudiziario serve a provare che quello che sembrava sacramento non era sacramento, per mancanza di libertà, di maturità, per malattia (...) Adesso non è tanto comune, ma in certi settori della società sì, per esempio a Buenos Aires, che si faccia il matrimonio con la fidanzata incinta. Io ai sacerdoti consigliavo, ma con forza, quasi proibivo di celebrare il matrimonio in queste condizioni. Li chiamiamo matrimoni «di fretta» (riparatori, ndr) per salvare le apparenze. Alcuni di questi vanno bene, ma non c'è la libertà. Altri vanno male, si separano, dicono: siamo stati costretti a sposarci per coprire questa situazione. E questa è una causa di nullità. Per quanto riguarda il problema delle seconde nozze, i divorziati in seconda unione: leggete l'Instrumentum laboris, il documento che si presenta alla discussione del Sinodo. A me sembra un po' semplicistico dire che la soluzione per questa gente sia che possa fare la comunione. Non è l'unica soluzione (...) La fede: ci credo che questo sia per sempre? Io ci penso tante volte: per diventare prete c'è una preparazione di 8 anni (...) Per sposarsi per tutta la vita si fanno quattro incontri di corso prematrimoniale. C’è qualcosa che non va (...) Ma il divorzio cattolico non esiste, la nullità viene riconosciuta se il matrimonio non c'è stato. Ma se c'è stato, è indissolubile. Questo è chiaro.     All'Onu ha usato parole molto forti per denunciare il silenzio del mondo di fronte alle persecuzione dei cristiani. Hollande ha cominciato i bombardamenti contro l'Isis in Siria. Che ne pensa? Ho avuto la notizia l'altro ieri, non conosco ancora bene la situazione, non so cosa dirvi. Ma quando sento la parola bombardamento, morte, sangue, ripeto quello che ho detto al Congresso e alle Nazioni Unite: bisogna evitare queste cose.     Cosa pensa delle relazioni tra S. Sede e Cina e della situazione in questo Paese che è abbastanza difficile anche per la Chiesa cattolica? La Cina è una grande nazione che apporta al mondo una grande cultura e tante cose buone. Io ho detto una volta sull'aereo, quando eravamo sopra la Cina tornando dalla Corea, che mi piacerebbe tanto andare in Cina. Amo il popolo cinese, gli voglio bene e mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti. Abbiamo contatti, ne parliamo, andiamo avanti.     Hanno colpito le sue parole sulle suore degli Usa: alcune di loro chiedono il sacerdozio femminile. Le suore hanno fatto meraviglie nel campo dell'educazione, della salute, il popolo americano ama le suore - non so quanto ami i preti - ma le suore le ama, tanto, e sono donne brave! Per questo ho sentito l'obbligo di ringraziarle (...) Sulle donne prete: non si può fare, san Giovanni Paolo II, dopo lunga e intensa riflessione, lo ha detto chiaramente. Non perché le donne non abbiano la capacità: nella Chiesa sono più importanti le donne che gli uomini. Perché la Chiesa è donna, è la sposa di Cristo, e la Madonna è più importante dei Papi, dei vescovi, dei preti. Una cosa devo riconoscerla: siamo in ritardo nell'elaborazione di una teologia della donna.     Lei ha avuto successo negli Stati Uniti. Si sente più «potente» dopo questi bagni di folla? Io non so se ho avuto successo o no, ma ho paura di me stesso, perché se ho paura di me stesso mi sento sempre debole nel senso di non avere potere. Il potere è una cosa passeggera (...) Gesù ha definito il potere: il vero potere è servire, fare i servizi più umili. Io devo ancora andare avanti in questo cammino.     Negli Usa è diventato una star. È bene per la Chiesa che il Papa sia una star? Lo sa qual è il titolo del Papa? Servo dei servi di Dio. È un po' differente dalle star. Le stelle sono belle da guardare, a me piace guardarle quando il cielo è sereno d’estate ma il Papa deve essere il servo dei servi di Dio. Quante star abbiamo visto che poi si spengono e cadono... Invece essere servo dei servi, questo è bello, non passa.

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