Esteri

Migranti in marcia lungo la rotta infernale dei Balcani

Il viaggio dei profughi per raggiungere il Nord Europa. La polizia ungherese lancia i lacrimogeni. In Serbia 3 mila immigrati al giorno LEGGI ANCHE Austria, 50 immigrati morti in un tir

In viaggio lungo la "rotta dei Balcani" dove subiscono ancora violenze. Sono migliaia i rifugiati in fuga dalla guerra, dalla persecuzione e dalla morte che sperano di trovare salvezza nel Nord Europa. Alla fine invece subiscono ancora respingimenti, restrizioni all'accesso alle procedure d'asilo e non trovano percorsi sicuri d'ingresso nell'Unione Europea. È la tragedia nella tragedia quella che si sta consumando in queste ore, da quando la Macedonia ha tolto il blocco alle frontiere con la Grecia dopo l'arrivo in massa dei profughi. In Serbia, snodo cruciale del passaggio dei migranti, la Croce Rossa collabora con le autorità locali. Il Paese è piccolo, ha pochissime risorse e non fa parte dell'Unione Europea eppure il dovere dell'accoglienza non viene meno. Perché la Serbia conosce bene il dramma della guerra e il diritto di scappare, quello di non morire sotto le bombe.  "Quella che stiamo affrontando in queste ore non è un'emergenza - spiega il portavoce della Federazione internazionale della Croce Rossa in Serbia, Tommaso Della Longa - parlare di emergenza è fuorviante. Stiamo affrontando una situazione prevedibile legata a guerre e conflitti in corso da tempo. I flussi migratori - sottolinea - in questo contesto internazionale sono un dato di fatto. Non solo queste persone hanno diritto a muoversi ma gli va garantita protezione e rifugio".     La Serbia accoglie 3 mila migranti al giorno. Nel sud del Paese a Presevo, che dista 7 chilometri dal confine con la Macedonia, è stato allestito il centro di accoglienza gestito dalla Croce Rossa serba in collaborazione con le istituzioni. Si tratta di un punto di distribuzione dove vengono forniti cibo, acqua, un kit igienico sanitario e dove viene data assistenza soprattutto a donne e bambini, in crescente aumento rispetto ai mesi precedenti. Ma anche il boom dei numeri registrato da giugno ad agosto rispetto ai primi 6 mesi del 2015 era prevedibile. "Con l'estate - spiega il portavoce della Federazione internazionale della Croce Rossa in Serbia - avvengono più sbarchi e viaggiano anche le famiglie". Iracheni, afghani, siriani in maggioranza, ma ci sono anche eritrei e somali. Il viaggio della disperazione dura in base alle risorse economiche di cui dispongono, possono impiegare 20 giorni ma anche tre mesi per approdare in Grecia, arrivare in Macedonia e raggiungere la Serbia. Anche se l'obiettivo non è certo questo perché le mete, che diventano irraggiungibili tra muri di filo spinato e scontri con la polizia di frontiera schierata per proteggere i confini, sono la Germania, l'Austria, la Svezia, l'Olanda e la Norvegia. Alcuni raccontano di essere sfruttati economicamente da chi organizza i viaggi e di essere poi aggrediti da bande criminali. Anche i bambini, molti in viaggio da soli senza famiglia, vanno incontro a condizioni di accoglienza drammatiche, a pericoli e ostacoli. La maggior parte dei migranti in fuga ha meno di 30 anni e scappa dallo Stato Islamico, dalla Siria e dalla Libia, dagli jihadisti che stanno distruggendo i loro Paesi (anche se tutti sperano di tornare a casa un giorno).  "Cercano protezione e chiedono che la guerra finisca - racconta il portavoce della Federazione internazionale della Croce Rossa in Serbia -  Si aspettano solo che la comunità internazionale li aiuti".

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.