Papa Francesco è volato ieri sera in Paraguay, terza e ultima tappa del suo viaggio in America Latina. Ma senza il collare con l’immagine del Cristo Crocifisso su una falce e martello che gli era stata donata dal presidente boliviano Evo Morales, insieme a una scultura identica. Il Pontefice, infatti, ha lasciato la medaglia ai piedi della Madonna di Copacabana, patrona della Bolivia. Non è chiaro, invece, se la scultura, basata su un disegno del gesuita Luis Espinal, ucciso dagli squadroni della morte tre giorni prima dell’arcivescovo Romero in Salvador, finirà in Vaticano. Quel che è certo è il tentativo di Morales di strumentalizzare la visita del Papa, fin dall’inno nazionale ascoltato col pugno chiuso. Patetico e irritante. Perché è vero che Francesco non perde occasione per ribadire la sua opzione per i poveri, ma il Vangelo non è «Il Capitale». Gesù non è Marx. E la predicazione del Papa contro le ingiustizie sociali, la speculazione finanziaria, il profitto fine a se stesso è guidata dalla luce di Cristo per il bene di ogni uomo, senza distinzioni. Con buona pace di quanti accusano il Pontefice di essere una sorta di criptocomunista, ai quali dovrebbe bastare la frase pronunciata proprio nel discorso alle autorità di La Paz: «le ideologie abbagliano, la fede no». Del resto, basta guardare l’espressione del Papa per capire il suo atteggiamento di fronte al dono del presidente boliviano. Che non è certo il primo ad aver tentato manovre del genere. Basta ricordare il tranello grazie al quale il dittatore cileno Pinochet riuscì ad affacciarsi al balcone insieme a Giovanni Paolo II.
Il Papa lascia la Bolivia senza il «collare della vergogna»
Andrea Acalia.acali@iltempo.it Papa Francesco è volato ieri sera in Paraguay, terza e ultima tappa del suo viaggio in America Latina. Ma senza il collare con l’immagine del Cristo Crocifisso su...
