Esteri

Marò appesi a un filo Dall’India un nuovo rinvio

Latorre e Girone in attesa dei capi d’imputazione

Un nuovo rinvio per l’Odissea giudiziaria senza fine dei marò: è stata posticipata al 4 agosto prossimo l’udienza nella Corte suprema di New Delhi in cui si deve esaminare il ricorso dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sull’utilizzazione della polizia antiterrorismo Nia nell’incidente in mare del febbraio 2012. L’udienza, prevista inizialmente per il 28 aprile, è giunta al quarto rinvio (era stata rinviata prima al 7 e poi al 14 luglio, e adesso è in calendario il 4 agosto). Con un arbitrato obbligatorio alle porte, questo rinvio suscita la forte riprovazione delle opposizioni, che hanno criticato Federica Mogherini, alto commissario per gli affari esteri dell’Unione Europa. Per Maurizio Bianconi, dei Conservatori e riformisti, si tratta di «un’altra presa per i fondelli nei confronti del governo italiano, incapace di tutelare due suoi connazionali. Il principino di Firenze si è scelto una squadra di cortigiani proni e incapaci, bravi solo, come la Pinotti e Minniti, a specchiarsi per fare a gara a chi è più bello. Intanto Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vivono un’ingiustizia senza fine». Da qui il riferimento alla Mogherini, come interlocutore da investire per una accelerazione della querelle: «Solo l’Europa, a questo punto, sempre che si svegli, può salvare i nostri due fucilieri di Marina. Certo con la Mogherini, bella addormentata a Bruxelles, c’è poco da sperare, ma qui bisogna fare e non darsi alle chiacchiere». Dietro la decisione della Corte Suprema c’è una ennesima tappa della strategia attendista dell’India. Dopo l’avvio dell’arbitrato internazionale da parte dell’Italia, secondo la Convenzione del diritto del mare, l’India, come controparte che non può sfilarsi dalla procedura, ha ripetuto il solito refrain, allungando i tempi della querelle giudiziaria, per la quale non ci sono ancora, dopo quasi quattro anni, i capi d’imputazione che riguarderebbero i leoni del San Marco. Incerti sono anche i tempi previsti dall’arbitrato, dal momento che alla comunicazione della Farnesina di inizio dell’iter, non è seguita la notizia del deposito del ricorso presso il Tribunale del Mare né la nomina del giudice di parte italiana. E il rinvio indiano, in questo contesto delicatissimo, palesa la volontà del governo Modi di non interferire con il potere giudiziario, mentre sarebbe stato un gesto di grande valore diplomatico l’approntare una apertura sul caso di Salvatore Girone, sostanzialmente costretto dal marzo 2013 a non muoversi da Nuova Delhi e dall’ambasciata italiana. Per il militare barese l’Italia potrebbe ottenere che venga trasferito o in patria o in un paese terzo, in attesa della conclusione del giudizio internazionale (i cui tempi medi sono sempre superiori a due anni). Intanto si avvicina il 15 luglio, data nella quale scade il permesso di tre mesi concesso dalla Corte Suprema a Latorre per restare in Italia al fine di curarsi con terapie sanitarie ad hoc dopo l’ictus subito il 31 agosto 2014. La prossima settimana i legali del fuciliere tarantino potrebbero presentare alla Corte una nuova istanza per chiedere il prolungamento del periodo di cure, stante il programma di recupero e riabilitazione svolto solo in minima parte. Su Latorre, il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, ha puntualizzato che «le sue condizioni richiederebbero il proseguimento delle cure. La parola d’ordine ora è tutelare le condizioni di salute del nostro fuciliere».

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