C'è chi vuole una Ue più leggera con meno welfare e meno immigrazione. Chi, come la Merkel, chiede più solidarietà e chi come l'Ungheria si appresta a impiantare muri per bloccare l'emergenza profughi. Bruxelles al centro. Chiede tempo per negoziare, per cercare un compromesso e per giungere a una posizione condivisa. L'Unione tuona contro il governo ungherese che si appresta a costruire una barriera alta quattro metri e lunga 175 chilometri per chiudere il confine con la Serbia, ma non dà alternative. Non agisce. "Sta agli Stati membri scegliere le misure per rendere sicure le frontiere, rispettando le regole internazionali e il principio di non respingimento dei richiedenti asilo", ha osservato Natasha Bertaud, portavoce del commissario Ue per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. "Ma in Europa sono stati recentemente abbattuti dei muri, non abbiamo bisogno di costruirne di nuovi". Bertaud ha aggiunto che "ci sono modo migliori" di quello ungherese per risolvere il problema immigrazione. La posizione di Schulz e la visita a Londra. Saranno necessari dei compromessi per giungere a una riforma condivisa dell'Unione europea. È questo il messaggio lanciato dal presidente del Parlamento europeo Martin Schulz al premier britannico David Cameron, nel corso dell'incontro di oggi a Downing Street. In Europa, ha detto Schulz, ci sono visioni differenti riguardo alle proposte di riforma avanzate dalla Gran Bretagna, ma anche aree nelle quali è possibile trovare un terreno comune di confronto. C'è ancora molta strada da fare prima che Londra riesca a fare accettare le sue posizioni agli altri partner europei, ha affermato Cameron secondo quanto riportato dalla Bbc, ma il premier si è detto soddisfatto dei colloqui avuto finora. In particolare, la Gran Bretagna chiede di mettere un freno all'immigrazione interna alla Ue, restrizioni nell'accesso al welfare da parte dei cittadini comunitari e maggiori poteri ai parlamenti nazionali. La posizione del Regno Unito verrà discussa nel vertice europeo del 25 giugno. Bruxelles temporeggia e l'Ue si sgretola. Nel primo trimestre 2015 l'Unione europea ha dovuto fare i conti con 185mila richieste di asilo. Rispetto allo scorso anno sono cresciute dell'86%. I kosovari sono la prima nazionalità, quasi 50mila (26%), in testa a siriani (16%) e afghani (7%). Il maggior numero di domande in Germania (73.100, 40%), Ungheria (32.800, 18%), Italia (15.200, 8%) e Francia (14.800, 8%). Seguono Svezia (11.400, 6%), Austria (9.700, 5%) e Gran Bretagna (7.300, 4%). Il minor numero di richieste sono state presentate in Croazia (40). Lettonia, Lituania e Slovenia (45). Estonia e Slovacchia (50). Secondo Eurostat, il numero di richieste d’asilo nel primo trimestre 2015 è stabile rispetto all’ultimo del 2014, tuttavia se ci sono stati incrementi in Germania (+32%), Ungheria (+17%) sono fortemente diminuite in Svezia (-41%) e Italia (-28%), e più moderatamente in Gran Bretagna (-10%), Austria (-8%) e Francia (-5%). Dinnanzi a questi numeri, però, Bruxelles continua a temporeggiare. E per questo il governo ungherese ha deciso di intervenire e di agire unilaterlamente Angela Merkel: "Serve più solidarietà". La cancelliera tedesca ha chiesto all'Unione più solidarietà nell'affrontare l'emergenza scaturita dal gran numero di migranti arrivati ??in Europa negli ultimi mesi. "Non può essere che solo cinque dei 28 Stati membri accolgano tre quarti di tutti i rifugiati", ha detto la numero uno dell'esecutivo tedesco parlando al Bundestag. "Tuttavia - ha aggiunto - il compito più urgente ora è migliorare il soccorso marittimo". Riferendosi alle tragedie del mare che continuano a verificarsi e che colpiscono profondamente tutti noi, Merkel ha infatti invitato l'Europa a fare tutto, ma davvero tutto quello che serve per salvare la vita di queste persone» La cancelliera tedesca ha quindi ricordato l'accordo che è stato raggiunto al vertice di aprile sull'immigrazione e ha sottolineato l'importanza della lotta contro i trafficanti di esseri umani e contro le cause che costringono molte persone a fuggire attraverso il Mediterraneo.
L'Ue vuole demolire il muro dell'Ungheria
Spetta ai singoli Stati la gestione delle frontiere. Bruxelles temporeggia, ma spara a zero contro i paesi che decidono di intervenire autonomamente
