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IL SEGRETO DEI MARÒ

Scoop e segreti nel libro di Toni Capuozzo La carriera-lampo di chi ha seguito il caso

IL SEGRETO DEI MARÒ

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Affari, politica, ma anche tanta faciloneria e approssimazione dietro alla vicenda dei marò che oggi, 2 giugno 2015, Festa della Repubblica, dura da 1203 giorni. Nel libro di Toni Capuozzo «Il segreto dei marò», che sarà edito nei prossimi giorni da Mursia, in realtà i misteri sono più d’uno. Capuozzo non si accontenta di raccontarli, ma li seziona, ne fa l’autopsia, fino a svelarne la più profonda verità: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono innocenti, ma per una colpa non commessa hanno già scontato tre anni e mezzo di pena.

Toni Capuozzo, perché i marò sono innocenti?

«Non nascondo nel libro di avere un pregiudizio favorevole, in base alla conoscenza personale con Latorre, che mi ha fatto da scorta, in Afghanistan nel 2006, e in generale per la mia esperienza. Non ho mai visto né sentito di un militare italiano con il grilletto facile. Mi è capitato più volte di trovarmi in situazioni di tensione e, al contrario, mi sono chiesto: ma quando sparano? I militari italiani sono prudenti, attenti e rispondono al fuoco se attaccati».

Che è accaduto ai marò?

«Non è un caso che gli indiani non siano arrivati a istruire un processo. Perché non c’è alcuna prova della loro colpevolezza, ci sono al contrario molte prove della loro innocenza».

E le indagini?

«Sono state svolte da attori diversi, da parte indiana, prima in Kerala dalla Guardia Costiera e dalla magistratura locale, poi è subentrata l’agenzia nazionale e la Corte Suprema, sono partiti con molta faciloneria, una grande approssimazione e con un teorema: sono stati gli italiani, sono colpevoli. Tutto ha avuto subito un forte connotato politico: erano giorni in cui il Partito del Congresso si giocava la maggioranza, in Kerala c’era l’elezione supplettiva per un deputato che era deceduto. L’incidente ai due pescatori rappresentava un’occasione formidabile, perché in Kerala ci sono tanti pescatori e una forte comunità cristiana e i due uccisi erano pescatori e cristiani. È questo il peccato originale: era già decisa la colpevolezza, bisognava solo acconciare un teorema. È stato fatto in modo facilone e maldestro».

E l’Italia?

«Se gli indiani sono maldestri, cosa che non gli ha consentito di arrivare a un processo, noi italiani siamo disastrosi. Convinti, all’inizio, che la cosa possa finire a tarallucci e vino, ci sfugge completamente la strumentalizzazione politica, tanto che acconsentiamo che la Lexie faccia rotta per il porto di Kochi, accettiamo che i due marò vengano fatti scendere dalla nave. Se non fosse accaduto si sarebbe arrivati in tempi incredibilmente più brevi a quell’arbitrato che ora emerge come un fantasma».

Nel suo libro spiega che chi ha avuto a che fare con questo caso ha fatto una rapida carriera.

«È vero che alcuni posti nella Marina militare sono dei trampolini di lancio. Chi guida la Squadra Navale è chiaro che poi avrà un incarico più importante, tutte persone che avevano carriere brillanti annunciate. Il sospetto è che queste carriere siano un omaggio ad un atteggiamento che ha accettato la supremazia della politica e dell’economia».

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